Disarmante…Immenso…

“ Il più grande strapiombo delle Alpi Occidentali“ così Patrick Gabarrou definisce il Naso di Zmutt: una parete misteriosa e austera incassata nell’immensa muraglia del versante Nord del Cervino. Difficile da decifrare, ogni volta che cambia la luce sembra che la sua forma muti ed escano nuovi diedri e tetti. Una sfida completa, severa, dove nulla è scontato in un ambiente tra i più repulsivi che abbia mai visto. Fin da quando sono bambino ho letto su libri e riviste i racconti delle sue rare salite, essere riuscito a scalarla è la realizzazione di uno dei miei sogni.

Tutto comincia con un messaggio su Whatsapp di Marco Majori il 21 settembre a me e Marcolino Farina: “ Cosa pensate di fare questa settimana ?” dopo qualche battuta e scambio di idee il piano è deciso: andiamo a vedere il Naso di Zmutt. Da lì nella mia testa hanno iniziato a girare un sacco di pensieri: “ Sarà pulita la parete? A chi chiedo? Saremo capaci di uscire? La via sarà tutta a posto o sarà crollato qualcosa come spesso accade sul Cervino?”Penso un po’, parlo con Marco, poche storie l’unica cosa da fare è partire e andare a vedere, qualcosa faremo.

Il 25 settembre ci ritroviamo tutti a casa mia, prepariamo gli zaini, beviamo un caffè e ci muoviamo subito verso il colle del Breuil. Arrivati al rifugio dell’ Hornli ci aspetta una spiacevole sorpresa: il campo base provvisorio, installato poiché i proprietari del rifugio stanno compiendo delle ristrutturazioni , è chiuso! Iniziamo bene: già un bivacco la prima notte. Non ci scoraggiamo, ci sistemiamo al meglio e alle 4 iniziamo a muoverci. Attacchiamo la prima parte della via al buio: si comincia subito con dei pendii belli dritti che conducono ad una goulotte ripida ma con ghiaccio ottimo. Superato il canale ghiacciato con quattro lunghezze iniziamo ad attraversare verso sinistra per portarci alla base del Naso. Giunti sotto lo strapiombo la vista è impressionante: si ha la sensazione che il tetto in ogni momento possa chiudersi su se stesso inghiottendoti. Il freddo pizzica e i movimenti sono rallentati, Majo fa un movimento sbadato in sosta e perde un guanto. Da qui in avanti Marcolino passa al comando e iniziamo a scalare su roccia, la giornata è lunga e dopo aver superato un diedro in artificiale con le ultime luci del giorno arriviamo alla esile cengia dove Alessandro Gogna e Leo Cerutti bivaccarono per la seconda volta. Ci fermiamo e iniziamo a sistemarci per la notte, assicuriamo una corda dove possiamo appenderci e sistemare il materiale, ripuliamo dalla neve i nostri piccoli scalini, prepariamo da bere e mangiamo. Ci aspettano ore interminabili, ma non c’è vento e una stellata fantastica ci fa compagnia, sulla cengia troviamo un sacco di materiale abbandonato: chiodi moschettoni e corde, testimonianze indelebili di vecchi tentativi. Scorre il tempo e alle 6 di mattino ancora al buio siamo di nuovo in azione, con ordine e calma prepariamo da bere, smantelliamo il bivacco, mangiamo qualcosa e ripartiamo. Marco è di nuovo davanti, si comincia con un muro compatto, solcato solo da una piccolissima fessura che ci costringe ad usare le staffe. Il nostro socio scala veloce e sicuro, Majo ad un certo punto commenta dicendo: “ Faina scala come se non ci fosse un domani…che livello!!” Passano le ore e i tiri si susseguono veloci, purtroppo non ne vediamo mai la fine, ci scambiamo due battute per fare morale : “ Ma se chiamassimo l’elicottero?” Marco “ Piuttosto Crepo, ma sull’elicottero non salgo”. Il morale è alle stelle siamo motivatissimi e improvvisamente ci troviamo al sole alla base dell’ultimo salto: sono le 17:30 dobbiamo muoverci. Farina si supera un’altra volta e alle 18:15 arriviamo al bordo del Naso, ma purtroppo non è ancora il momento di esultare perché dobbiamo raggiungere con la luce le tracce della cresta di Zmutt. Mettiamo i ramponi e prendiamo in mano le picche, saliamo velocemente su terreno misto e appena accendiamo le frontali troviamo le tracce che escono dalla Schmidt, da qui però mancano ancora 250 mt di dislivello fino alla vetta e la stanchezza inizia a farsi sentire. La progressione diventa più facile e la concentrazione cala, Majori perde un secondo guanto che sparisce nel buio della notte, io recupero alla rinfusa le corde e in ben due soste le corde si aggomitolano facendoci perdere minuti preziosi. Dopo qualche cappellata alle undici di sera giungiamo tutti e in vetta al Cervino, siamo gasati ma tuttavia consapevoli di dover mantenere alta la concetrazione per la lunga discesa Notturna. Beviamo un the, mangiamo qualcosa e siamo di nuovo concentrati per la discesa: per riposarci dobbiamo arrivare alla capanna Carrel. La notte è perfetta, non fa freddo, non c’è neanche una bava di vento, scendiamo con calma senza prendere rischi e alle cinque di mattino mettiamo piede in capanna, giusto il tempo di bere una coca e ci buttiamo nei letti. Il giorno dopo alle 9 siamo svegliati da mio papà che ci è venuto incontro, rifacciamo gli zaini e scendiamo, per le una abbiamo le gambe sotto il tavolo a casa mia.
Che avventura, siamo euforici e soddisfatti la nostra dovrebbe essere la settima ripetizione assoluta e prima italiana. Non abbiamo ancora realizzato bene quello che abbiamo fatto questa salita mi rimarrà per sempre nel cuore, sicuramente è la via più completa e severa che io abbia mai affrontato fino ad ora: un viaggio mistico nel cuore de Cervino dove nulla è scontato e banale. Complimenti agli apritori che nel 1969 si sono superati aprendo una via futuristica e complicata che sicuramente ha portato un passo avanti l’alpinismo dell’epoca.

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Salite al Naso di Zmutt, via Gogna-Cerruti ( Elenco aggiornato fono al 30 settembre 2014)

1a) 14-17 luglio 1969 Alessandro Gogna e Leo Cerruti
2a) 21-28 gennaio 1974, 1ª invernale 74 Edgar Oberson (Sui) e Thomas Gross (Che)
3a) 12 e 13 luglio 1982 lo svizzero André Georges sale la Gogna-Cerruti in prima solitaria
4a) 17 e 18 luglio 1986 Jean-Marc Boivin e André Georges concatenano in 24 ore la cresta nord-nord-ovest della Dent Blanche e di Naso di Zmutt per la via Gogna-Cerruti
5a) 23-25 agosto 1989 Hans Lanters e Roland Bekendam (NORVEGIA)
6a) Simon e Samuel Anthamatten
7a) settembre 2010, in 14 h dal rifugio del Hornli , Patrick Aufdenblatten e Michael Lerjen-Demjen
8a) 8-11 marzo 2011 Cédric Périllat-Merceroz con Patrice Glairon-Rappaz (2a invernale ma 1a invernale stile alpino)
9a) 3-5 ottobre 2011, Cyrille Berthod con Nicolas Jaquet
10a) 26-27 settembre 2014, François Cazzanelli, Marco Majori e Marco Farina
11a) Ottobre 2014Sebastien Rattel, Julien Ravanello

Elenco ripetizioni originale a cura di Alessandro Gogna, aggiornato Maggio 2016 a cura di François Cazzanelli.