Patagonia 360°

Patagonia 360°

Patagonia  360°
Si riparte!! Sembra solo ieri, ma ormai è già da qualche mese che ho chiuso i miei bidoni a Kathmandu dopo il Kangch, un’ avventura immensa con dei compagni stupendi dove ho vissuto due fra i mesi più belli della mia vita. L’estate scorre veloce e la mia voglia di nuove sfide ritorna più forte che mai. Quindi sono di nuovo qui che preparo i bagagli e riordino il materiale per una nuova meta la Patagonia. Questa volta oltre a ramponi, scarponi e picche non ci sarà il tutone d’alta quota ma le scarpette. L’incognita questa volta non sarà data dall’alta quota ma ben si dall’isolamento e dalle difficoltà tecniche con le quali andremo a confrontarci.
Sto per partire con Marco Farina Marco Majori e Remo Armano verso la Patagonia: una terra meravigliosa sulla quale ho letto e ho ascoltato storie di scalate incredibili. Pareti selvagge, guglie di granito rosso che tagliano un cielo blu pastello e ghiacciai immensi tormentati di crepacci e seracchi: questo è il menu che ci aspetta. Siamo motivati e in piena forma, le ultime salite ci hanno dato una grande carica oltre ad averci regalato emozioni uniche. Cercheremo di sfruttare al meglio le finestre di bel tempo che ci arriveranno, infatti non abbiamo programmi precisi ma solo tanta voglia di scalare e dare il meglio di noi. Rimarremo quaranta giorni in Argentina quaranta colpi da sparare e giocarci al meglio.
Un ringraziamento speciale va ai miei sponsor e al Centro sportivo esercito di Courmayeur che un’altra volta mi danno l’opportunità di inseguire i miei sogni.

Patagonia

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Due Mesi di Kangch

Due Mesi di Kangch

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Due Mesi di Kangch

Sembra sempre che il tempo voli, ma quando si è in attesa dell’occasione giusta per realizzare un sogno questo sembra fermarsi: così è stato per noi allo Yalung Base Camp 5400 m di quota. Questa montagna viene definita la “montagna dei valdostani”, infatti è stata fatta proprio da due guide valdostane la prima salita Italina. Il 3 marzo 1982 Innocenzo Menabreaz “Nio” Di Valtournenche e Oreste Squinobal di Gressoney arrivarono in vetta di questo colosso Himalayano. Quindi una motivazione in più per dare il meglio di noi. Il Kangch è una montagna immensa e complessa, non è mai banale ne scontato trovare la via giusta nei sui immensi seracchi. Inoltre nella parte finale i migliori alpinisti al mondo hanno sbagliato confondendosi nei numerosi canali che portano alla vetta, ma la beffa è che solo uno è quello veloce e sicuro per arrivare in cima.

IMG_3740Abbiamo lasciato l’Italia il 2 aprile e dopo solo quindici giorni siamo giunti al campo base, effettuando un trekking lunghissimo e selvaggio, con la stagione ancora in ritardo quindi con tantissima neve e un freddo che ci penetrava nelle ossa.

Siamo partiti subito forte aprendo, le danze sulla montagna, durante le prime due tappe di acclimamento siamo stati il team più attivo, quello che ha raggiunto la quota maggiore. Una sera purtroppo ci giunge un messaggio dal nostro meteorologo Victor Baia: 9 giorni di brutto, siamo in silenzio, nessuno parla, il dispiacere e il nervosismo sono sui volti di tutti: “che facciamo?” dopo un attimo di silenzio generale riprendiamo le carte, ricominciamo a ridere e scherzare è inutile fasciarsi la testa! Il nostro gruppo aveva già preso un brutto colpo a causa dell’abbandono del nostro “veterano” Franz Nicolini, costretto al rientro da problemi fisici e lavorativi.
Dopo 9 giorni di stop al base con tempo brutto decidiamo di rompere gli indugi e saliamo al campo 2: la neve è alta, il vento è forte, infatti le altre spedizioni non si muovono, siamo l’unico team sulla montagna, arriviamo al 2 con un vento che ci schiaccia a terra, ci infiliamo in tenda e con la solita routine facciamo acqua, mangiucchiamo qualcosina e ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo.

Durante la notte inizio ad avere caldo, sudo, ed esco dal sacco a pelo, com’è possibile avere caldo alle 2 di notte a 6900 m?! Mi accorgo di avere la febbre alta, chiamo Emrik che mi dà subito un paracetamolo ma non passa, la mattina devo scendere! La discesa non è stata facile, al campo base mi faccio visitare dal dottor Carlos Martinez, membro della spedizione spagnola, purtroppo mi trova una brutta infezione alla sinusite, inizio subito la cura con l’antibiotico e tanti anzi tantissimi fumenti! Nel frattempo è arrivata la notizia che dal 17 al 19 maggio è prevista una finestra di bel tempo, per provare la cima non c’è tempo da perdere bisogna guarire.


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La febbre sparisce e la sinusite va meglio, il 15 mattina finisco la cura e alle 6 dello stesso giorno partiamo dal base col coltello tra i denti, motivati e pronti a dare il massimo!

Ogni cosa procede come da programma e a metà pomeriggio siamo al due, ma

per complicarci un po’ la vita durante la notte si alza il vento e subito ci arriva un messaggio di Baia “Fermi tutti il giorno per la cima slitta di uno, il vento è ancora troppo forte”. Questa notizia ci preoccupa tutti: 24 ore fermi al campo due a 6900 m può essere devastante, a quelle quote si mangia e si beve poco così anche stando fermi il fisico si debilita. Le ore passano lente ci spostiamo tra dentro e fuori dalla tenda, le parole sono scarse, ognuno pensa per se, la tensione è alta, la nostra sfida col Kangch è iniziata: per ora lui è in vantaggio.

Il 17 maggio ci svegliamo immersi in una splendida giornata: il sole è alto e il cielo ci sembra blu come non mai. Alle 11 partiamo direzione campo tre, ogni volta cerchiamo di ridurre al minimo il materiale ma lo zaino pesa sempre, saliamo in un labirinto di seracchi e crepacci e alle 14.30 siamo arrivati a destinazione a 7200 m. Montiamo la nostra tenda mono telo e iniziamo a fare acqua, ma non riusciamo a mangiare niente e beviamo poco, qui la quota si fa sentire in tutte la sua violenza. IMG_3924Ci sistemiamo nella nostra tenda che è molto piccola, in tre siamo stretti, abbiamo un paio di materassini e niente sacco a pelo. Alle otto di sera chiamo Confortola che è nella tenda vicina col suo Sherpa Passang “Marco partiamo” “ok ci sono”, secondo il nostro piano io e il “Confort” saremmo stati i primi a muoverci. Esco dalla tenda la luna illumina lo Jannu e nel canale si vedono le pile delle spedizioni commerciali che salgono in fila una dietro l’altra. Mi emoziono, lo spettacolo mi lascia senza parole, saluto Marco e Emrik “Qui è bellissimo io vado ciao e decisi”. Non sento il freddo salgo regolare cercando di respirare il più possibile, arrivo alla base del canale dove mi superano un gruppo di alpinisti con l’ossigeno, tra me e me in quel momento li ho invidiati e non poco, la pendenza aumenta e inizio ad appoggiare la punta della picca sulla neve. Sono due ore che cammino e sento che qualcosa non va, inizio a faticare tantissimo il numero di passi che riesco ad inanellare consecutivamente cala di volta in volta, passato un tratto ripido salto sul margine del crepaccio terminale, l’altimetro segna 7500 m. circa.IMG_3766 Mi riposo un attimo e riparto, le mie sensazioni peggiorano sempre più mi sento stanco, debole, ad ogni passo devo fermarmi e le mie soste sono sempre più lunghe. È mezzanotte e mezza l’altimetro segna 7800 m. sono stravolto e inizio a perdere lucidità basta devo scendere. Mi appoggio alla neve sono sulle punte dei ramponi mi riposo scatto due foto e alcune immagini nel buio, nel frattempo arriva Marco: concentrato e motivato ha negli occhia solo la cima. Due parole veloci e riparte come un treno la sua energia mi lascia senza parole “attacca Marc!”.

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Marco Camandona in vetta al Kangchenjunga

Cinquanta metri sotto vedo una pila che si avvicina mi raggiunge è Emrik: non ha una bella cera, la faccia è provata, mi dice che ha freddissimo ai piedi e non li sente più! Ci guardiamo negli occhi e senza parlare capiamo che la nostra avventura al kangch finisce li, a metà canale a 7800 m. Iniziamo a scendere piano il pendio è ripido e richiede la massima attenzione. Arrivati al campo 3 abbiamo una spiacevole sorpresa: la nostra tenda è sparita, portata via dal vento, allora giù verso il due Emrik si è un po’ ripreso e a un passo decisamente più forte del mio. Arrivati al campo notiamo che ci è rimasta solo una bomboletta di gas e un materassino (avevamo portato tutto nella tenda volata via) che fare?! Decidiamo di lasciare tutto li per Marco che nel frattempo stava salendo verso la vetta. Allora giù e ancora giù, è una nottata fantastica la luna illumina tutte le montagne e crea uno spettacolo incredibile. Alle 5:30 del mattino siamo al campo base, svegliamo subito Biman, il nostro cuoco, come gli ubriachi che rientrano da una serata ci facciamo preparare un piatto di pasta gigantesco. Finito ci buttiamo nei nostri sacchi a pelo e dormiamo tutto il giorno. La sera ci arriva una chiamata di Marco via radio “Sono al due, ho fatto la cima” però non riusciamo a rispondergli. La mattina dopo decido di andare incontro ai nostri soci con un po’ di coca cola e acqua gasata, a quelle quote entrambe sono oro. Al campo 1 trovo Marco stanco ma felicissimo per la cima, dopo un ora arriva anche “Confort” è stanco, un po’ amareggiato ha dovuto rinunciare alla vetta a 8300 m. circa per il freddo. La sera siamo tutti assieme al base l’indomani iniziamo a preparare i nostri bidoni, è arrivato il momento di tornare a casa! Il 21 iniziamo il ritorno: siamo tutti provati più che un trekking sembra la ritirata di Russia ma siamo felici di ritornare dai nostri cari, due mesi sono lunghi e adesso siamo stufi e finalmente la mattina del 30 maggio atterriamo a Milano.

Il Kangch mi ha dato molto, è stata una grande avventura. Sinceramente anche non toccando la cima sono molto soddisfatto perché ho capito che il mio fisico si adatta bene all’alta quota, questo è un aspetto assai importante che mi dà ancora più motivazioni per le prossime spedizioni. Sono felice per Marco che ha raggiunto la vetta del suo sesto ottomila dando una grande prova di carattere e determinazione, ma in fondo la sua vittoria è un po’ quella dell’intero gruppo che fino alla fine è stato unito e affiatato. Torno a casa stanco ma felice e con la certezza che prima o poi ritornerò su questa montagna per arrivarvi in cima!!!!

Ringrazio i miei compagni di spedizione che mi hanno trasmesso tanto e tutti i miei sponsor che mi hanno permesso di vivere questa fantastica esperienza.

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Colgo l’occasione per ringraziare il Colonello Marco Mosso, il Colonello Remo Armano, il Luogotenente Ettore Taufer e tutto il Centro Sportivo Esercito di Courmayeur.

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Spedizione Valdostana 2014 02-04-2014 // 30-05-2014

• Emrik Favre

• Marco Camandona

• Marco Confortola

• François Cazzanelli

• Franco Nicolini

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American Tour

American Tour

American tour 2013

Yosemite Valley e Bishop

 

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 Quest’anno non avendo in programma nessuna spedizione ho deciso di realizzare uno dei miei sogni, quello di andare a scalare la mitica parete di El Capitan in California nel parco dello Yosemite. Dopo un estate su e giù per le montagne di casa, io e Patrick Poletto, un amico e collega Guida Alpina, decidiamo di partire per il parco. Il nostro obbiettivo è quello di scalare il Nose una via storica, aperta nel 1958 e quotata in gradi Americani VI 5.9 C2 e lunga 1000 metri. Dopo una settimana nella valle, dove abbiamo salito alcune vie e fatto un po’ di allenamento in un paio di falesie  (sempre rigorosamente Trad!!), il primo ottobre abbiamo deciso di attaccare la nostra Big Wall. Il Nose è una salita complessa dove arrampicata libera e artificiale si alternano a dei pendoli per passare da una fessura all’altra. Questi passaggi richiedono oltre ad un buon livello di arrampicata una grande abilità nelle manovre di corda, fondamentali per pendolare e recuperare il saccone che pesava circa sugli 80 kg. Sul Nose abbiamo vissuto quattro giorni e tre notti intense e faticose, ma  allo stesso tempo indimenticabili e il 4 ottobre raggiunta la cima della parete, fare la foto con lo storico albero di El Cap è stata una grande soddisfazione. Purtroppo ritornati a valle per via dello” Shat down” abbiamo dovuto abbandonare il parco. Questa è stato l’occasione per scalare a Bishop nelle Owens Rivers Gorge. Un posto fantastico, con un clima quasi desertico dove si arrampica su delle torri di roccia arenaria rossa. L’arrampicata è molto esigente, sempre verticale o leggermente strapiombante, dove si alternano sezione di tacche a buchi e prese verticali. Dopo due giorni passati nelle più belle falesie delle Gorge il nostro tempo è scaduto e ci è toccato rientrare in Italia. Di questo viaggio sono molto soddisfatto e porto a casa una bella e allo stesso modo  importante esperienza personale che credo mi sarà utile in futuro.

Foto Cazzanelli François e Patrick Poletto

Princess Cecile Line

Princess Cecile Line

20 settembre 2012 – 1 novembre 2012

Nepal Himalaya, Gruppo del Dhaulagiri (map link 28°41′47″N 83°29′43″E)

Spedizione Valdostana allo Churen Himal,  mt. 7371.

Partecipanti:

    • g.a. Adriano Favre  (capo spedizione)
    • g.a. Marco Camandona
    • asp.g.a. François Cazzanelli membro del S.M.A.M.
    • Emrik Favre
    • Alain Marguerettaz
    • Sete Sherpa

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La montagna si trova al limite occidentale della catena dell’Himalaya del Nepal, in un ambiente selvaggio e poco frequentato, lontano dai campi base affollati degli 8000. La spedizione ha iniziato il trekking di avvicinamento a fine settembre, in 6 giorni di avvicinamento a piedi ha raggiunto il Campo Base, posto a circa mt. 4.200, tra morene erbose. La parete Ovest, molto ampia,  ha consentito di tracciare un itinerario mai percorso, su terreno misto (neve, ghiaccio e roccia). Il dislivello tra il CB e la vetta è quasi di mt. 3.000. Questo gruppo di montagne che raggruppa ben 7 cime che superano i 7000 mt : il Churen Himal con quattro vette ( dai 7000 mt dell’anticima ai mt. 7490 della vetta Centrale), Putha Hiunchuli, Gurja Himal, il Daulaghiri VI. Queste montagne hanno visto pochissime ascensioni e solamente 6 spedizioni effettive direttamente al Churen in tutta la sua storia. I primi tentativi di raggiungere la vetta del Churen Himal  risalgono ai primi anni ‘60. Per le guide valdostane c’è una lunga storia, con ben due spedizioni delle guide di Ayas, una sulla via normale nel 1983 e un tentativo di aprire una via nuova sulla cresta Sud Est, splendida linea di cresta che porta direttamente in vetta al Churen Centrale ( in nessuna delle due spedizioni è stata raggiunta la vetta) . In entrambe le spedizioni ha fatto parte la guida alpina Adriano Favre, che grazie alla sua conoscenza ed esperienza su questa montagna ha contribuito non poco all’apertura della nuova via. Il percorso di salita si snoda lungo un itinerario morenico sino a quota  4800 mt, dove nei primi giorni di acclimatamento è stato creato un deposito materiali, da qui la progressione diventa molto più impegnativa e seria. Si sale una fascia di roccia  verticale, non molto solida, di circa di 30 mt 5°. Al disopra di questa fascia inizia un lungo tratto di sperone roccioso di 3°, che immettono direttamente sul ghiacciaio a quota mt. 5200. Saliti sul ghiacciaio saliamo sulla destra verso la base della parete, qui il percorso attraversa un tratto piatto è molto crepacciato, per poi proseguire in un labirinto di seracchi e pendii con pendenze fino a 40°- 45°, che  portano a circa 6000 mt. Qui inizia lo sperone vero e proprio. Il primo tratto di circa  300 mt sale supendii  aperti con pendenzea tra i 45°- 50°. Dopo la via si trasforma in uno sperone, spezzato a tratti da alcune fasce di roccia. Intorno ai 6600 mt si sviluppa il tratto chiave della via con circa 50mt di misto molto delicato con pendenze che superano i 70° e con grandi difficolta di protezione. A mt. 6950 si punta  verso la cresta, portandosi verso destra, con un luogo traverso di 80 mt su pendii di neve e ghiaccio tra 50°- 60°(qui abbiamo attraversato alcune gonfie di neve instabili molto pericolose). Giunti sulla cresta terminano le grandi difficoltà della via, e dopo 50 mt si raggiunge l’anticima dello Churen Himal Ovest (raggiunta alle 16 circa del pomeriggio del 17 ottobre). Rientrati a Kathmandu dopo un paio di giorni, il 27 ottobre, la conferma della apertura della nuova via è arrivata da Elisabeth Hawley, che gestisce “The Himalayn database”, archivio delle spedizioni in Himalaya dal 1905 ad oggi, attraverso le  parole di mister Jeevan Shrestha giornalista di “The American Alpine Club”.  

LINK ESTERNI

Churen Himal

Churen Himal

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Churen Himal Princess Cecile line

 Il Nepal è un paese fantastico e la catena Himalayana è immensa e selvaggia. La nostra avventura è durata quarantadue giorni, siamo arrivati a Katmhandu il 21 settembre, e dopo alcuni giorni trascorsi nella capitale, necessari per organizzare le ultime cose e il 26 all’alba siamo partiti. Abbiamo trascorso l’intera giornata in jeep percorrendo strade non troppo agevoli e finalmente la sera siamo giunti  a Darbang, il villaggio da dove è iniziato il nostro trekking. Da lì in sei giorni di cammino tra foreste, colli e villaggi, dove il tempo sembra essersi fermato, siamo arrivati al nostro campo base, posto ai margini della morena sull’ultimo spiazzo d’erba disponibile a 4200 metri di quota!

Il giorno seguente non abbiamo perso tempo e siamo saliti subito a fare una ricognizione alla base della parete rocciosa. Da quel momento in poi grazie alla meteo buona e alla conoscenza da parte di Adriano del terreno (è stata la sua terza spedizione allo Churen) abbiamo iniziato a lavorare, precisi e spediti sulla montagna. In un giorno abbiamo attrezzato la fascia di roccia e dopo esserci riposati alcuni giorni al campo base abbiamo “attaccato” la parete! La via da li in avanti è stata un osso duro, ma finalmente il quindici ottobre alle 15:30 Marco, Emrik ed io siamo usciti sull’anticime dello Churen a 7000 metri precisi. La nuova via è stata chiamata Princess Cecile Line. E’ stata un’emozione incredibile, tutti e tre abbiamo trattenuto le lacrime a stento! Dopo una discesa altrettanto impegnativa alle 7:00 di sera, ormai al buio, siamo arrivati alla nostra tendina posta al campo 2, il giorno successivo con calma siamo scesi al campo base. Recuperate le forze, e avendo ancora qualche giorno a disposizione, con la meteo sempre a nostro favore, abbiamo deciso di ripetere la nostra via, per poi attraversare in cresta e giungere sulla vetta principale dello Churen Himal! Questo risultato voleva essere la ciliegina sulla torta per una spedizione  che aveva già portato a casa un risultato importante!

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i63060151._msw565h424_szw565h424_Purtroppo, sabato 20 ottobre, durante la salita alla vetta a poca distanza dal campo 2 Alain Marguerettaz scivolava per 70mt sulla parete, fermandosi, dopo un salto verticale di 6-7 metri sul bordo di un crepaccio. Subito sono scattate le operazioni di soccorso e dopo 7 ore siamo riusciti ad imbarcare Alain su un elicottero della ditta Fishstair. Grazie alla bravura del pilota Hashish a l’esperienza di Adriano e ad un pizzico di fortuna tutta la vicenda si è conclusa nel migliore dei modi. Il giorno dopo, passato lo spavento, abbiamo smontato il campo base e lunedì 22 di buon ora siamo partiti destinazione Katmhandu, ansiosi di riabbracciare Alain e Marco che aveva ovviamente accompagnato il nostro amico ferito in elicottero all’ospedale. Dopo 4 giorni di cammino, due trascorsi in pulman e jeep siamo arrivati finalmente a Katmhandu, facendo prima una breve sosta a Pokara.

i63060006._msw565h424_szw565h424_Sono veramente entusiasta e soddisfatto di questa esperienza, credo che una delle chiavi di riuscita del progetto sia stato l’affiatamento del gruppo. Tutti hanno lavorato e si sono sacrificati per permettere al gruppo di scalare questa parete stupenda.

Ringrazio in particolar modo: Marco che dando il massimo ci ha permesso di realizzare il nostro sogno (senza di lui non ci saremmo mai riusciti), Adriano (capo spedizione) che ha individuato il progetto e ha dato il massimo per aiutarci a realizzarlo.

Un ringraziamento speciale va ai miei sponsor: Montura, Grivel, Scarpa, Salice al Comune di Valtournenche e all’associazione albergatori di Breuil Cervinia.

Ringrazio il centro sportivo esercito di Courmayeur ed in particolare il Colonello Marco Mosso

 

 

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