Kimshung 2016….Ripartire per il Langtang….

Kimshung 2016….Ripartire per il Langtang….

Dopo il terremoto del 2015 che ha sconvolto il Nepal e distrutto completamente il villaggio di Langtang, ero curioso di ripartire e visitare questa valle. Sinceramente non avevo idea di cosa mi sarei trovato davanti né cosa aspettarmi. Ero contento e motivato di ripartire assieme a Emrik e Giampaolo, in più durante il mese di settembre sono riuscito a fare alcune salite molto impegnative che progettavo da parecchio tempo e ho potuto constatare che ero in gran forma.

Il 30 settembre voliamo verso Kathmandu. Fortunatamente siamo velocissimi nel preparare il nostro materiale e dopo un solo giorno di stop nella capitale nepalese siamo già in viaggio verso Syabru Besi dove ha inizio il nostro trekking. Non amo le lunghe soste a Kathmandu nonostante sia un città unica e magica. A lungo andare il suo caos, il traffico e lo smog mi innervosiscono e preferisco rifugiarmi tra le montagne.

Il nostro viaggio in bus passa liscio e senza intoppi e dopo 9 ore di camel trophy sulle strade nepalesi arriviamo a destinazione. Syabru Besi è un piccolo villaggio dove si vedono ancora parecchio i segni del terremoto. Nonostante ciò la gente non si ferma mai e, come accadeva una volta nelle nostre valli, tutti gli abitanti del villaggio ricostruiscono casa dopo casa partendo da chi ha più bisogno.

Il giorno dopo è il momento di partire, ma prima c’è ancora una cosa da fare. In collaborazione con le scuole di sci di Champoluc e Courmayeur abbiamo organizzato una raccolta di vestiti da distribuire alle popolazioni locali. La nostra idea era quella di distribuirne una parte a Sangrubesi e l’altra nel villaggio di Langtang. Grazie all’aiuto della proprietaria del lodge dove abbiamo dormito, distribuiamo una parte di vestiti alle famiglie più bisognose.
Finito con il nostro compito ci siamo incamminati verso le montagne. La valle del Langtang è stupenda ed in pochi giorni è possibile vedere una buona parte di ciò che il Nepal può offrire.
Si passa dalla giungla con scimmie, api giganti e torrenti impetuosi ai villaggi di montagna con Yak, cavalli selvaggi e asinelli.

Dopo due giorni di trekking finalmente arriviamo a Langtang. Per me e Giampi è un momento particolare, tanti ricordi ritornano alla mente ed è difficile spiegare cosa si prova. Superata la gigantesca frana, ci fermiamo davanti al monumento che ricorda le vittime del terremoto. Il villaggio lentamente sta rinascendo a monte della frana, sui detriti non c’è più nulla. Chi è rimasto ha ripulito tutto. La cosa che più mi ha colpito è che sul lato opposto della valle c’è ancora del ghiaccio che ormai è diventato duro e nero come quello che si trova sul fondo dei crepacci. Questo mi fa riflettere parecchio sulla forza devastante che ha colpito questo villaggio.

La frana che ha colpito e distrutto il villaggio di Lantang

Nel pomeriggio per schiarisci le idee andiamo a fare una corsa e subito la pace e la magia di questa valle ci ridanno la giusta armonia.
Prima di cena organizziamo la seconda distribuzione di vestiti. Qui la situazione è più complicata, la gente di questa zona ha perso tutto, le persone cercano di prendere più vestiti possibili e la nostra paura è che qualcuno rimanga senza niente. Fortunatamente facendo le cose con calma riusciamo fare un po’ di ordine e a distribuire a tutti almeno un capo.

Qui ho incontrato un signore che avevamo aiutato durate la nostra operazione di soccorso, lui mi ha riconosciuto al volo e io ho subito capito chi era perché indossava il mio primaloft Montura rosso e nero con la scritta esercito. Mi ha subito invitato nella sua nuova casa dove assieme alla sua famiglia abbiamo bevuto un tè e mi ha raccontato come ha ricostruito il suo lodge e riorganizzato la sua vita dopo il terremoto.

Il giorno seguente il tempo è orribile e piove forte anche in alta quota. I nostri porter sono partiti alle cinque di mattina per iniziare la tappa più impegnativa: raggiungere il campo base….to be continued….

Chamlang 2016

Chamlang 2016

Lukla, 1 aprile 2016.
Sono le 9 di sera ormai è notte, mi trovo seduto davanti alla stufa nella sala da pranzo del nostro lodge, leggo un libro e nel mentre bevo una Everest beer. Nei tavoli vicino a me un gruppo di dottori americani lavora al computer e con la solita strafottenza americana sta ascoltando ad alto volume della musica country. Questa musica mi piace, il calore della stufa mi scalda le ossa e il gusto della birra è favoloso. Era da tempo che non provavo queste sensazioni, mi piace molto, mi rilasso, incomincio a pensare e far i conti di cosa è stato questo ultimo mese…..

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Vita quotidiana nel villaggio di Khote valle del Mera Peak

La nostra spedizione è partita alla grandeI e il 12 aprile abbiamo passato il Merala pass, un colle a 5400 mt il punto di partenza del Mera Peak una classica vetta Himalayana. Qui abbiamo dovuto attrezzare una parte di ghiacciaio per aiutare i nostri porter a superare il colle che si trova in pessime condizioni con molto ghiaccio che affiora. Passato il colle tutto è filato liscio e il giorno dopo siamo al campo base. Il base per il Chamlang è stupendo, si trova a 5000m su un grosso prato col il fiume che gli scorre a fianco. Ci accorgiamo subito che il Chamlang, come tutte le montagne in quella zona, si trova in pessime condizioni: ghiaccio nero, nevai assenti, scariche di sassi, insomma tutto il peggio arsenale di una montagna. Che facciamo?

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La parete nord del Chamlang 7319 m

Iniziamo a studiare la zona, camminiamo in qua e in là sia per acclimatarci sia per trovare un’alternativa sicura per cominciare a scalare. Un giorno, salendo su una morena a circa 5700 mt notiamo la cresta sud – ovest dell’Honku Chuli Nup 6730m. Una cresta di neve e misto stupenda che sembra avere un po’ più di neve rispetto alle altre cime in zona.

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Hongku Chuli Nup 6730 m

Pensiamo un po’, guardiamo con il binocolo e scattiamo foto, ma la decisione è presa, ci proveremo.Due giorni dopo siamo con la nostra tenda monotelo alla base della cresta a 5700 mt la nostra idea è quella di salire un pezzo per la cresta per perfezionare il nostro acclimamento. L’indomani aspettiamo il sole e partiamo, saliamo fino a 6330 mt sulla prima pinna di questa cresta. Una giornata bellissima stiamo entrambi bene e la cresta è una figata.

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Capiamo subito che cosa ci aspetterà, la cresta sud- ovest di questa montagna forma 3 grosse pinne di neve e ghiaccio in le condizioni poco favorevoli. Lo stesso giorno scendiamo al base motivati e carichi a tentare la cima. Aspettiamo. Dopo due giorni ci arriva la conferma dal nostro meteorologo: “Tra due giorni c’è una tregua del vento di 12 ore… Potete provare”.Il 25 aprile ripartiamo per raggiungere la nostra tendina, ma dopo mezz’ora mi passa per la mente un flash “Non abbiamo gas”. Senza perdere tempo mollo lo zaino e giro i tacchi per tornare al base a prendere una bomboletta, tra di me penso ”nessun problema un’ora extra di allenamento mi farà bene “ quindi mi avvio. Nel frattempo Marco arriva alla nella zona del campo ma la tenda non c’è! La ritrova 300 mt sotto, sulla morena. Quando arrivo anche io al campo la rimettiamo in piedi , come possiamo, sotto un grosso sasso, fortunatamente il fornello va quindi possiamo prepararci la cena. Il giorno dopo alle 4 siamo già in marcia, il tempo scorre veloce e in meno 4 ore siamo al punto massimo raggiunto la settimana scorsa. A questo punto ci leghiamo e iniziamo a fare sul serio.

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La crepacciata terminale ci impegna subito con qualche metro di ghiaccio verticale ma la superiamo veloce, da qui si susseguono diversi tiri di ghiaccio mai estremi ma mai da sottovalutare.

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Dopo 400 mt riprendiamo il filo di cresta e le cose si complicano, qui il ghiaccio è molto delicato ed i passaggi sono molto esposti e improteggibili. Usciamo sulla seconda pinna e finalmente vediamo la cima. Qui il terreno spiana un pelo, la neve e le condizioni migliorano un po’, ma il vento inizia a soffiare forte e a darci parecchi problemi. Che facciamo? “Proviamo”.

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L’ultimo tratto di cresta sull’Hongku Chuli Nup

Superiamo un tratto di cresta relativamente semplice ma il vento complica tutto, la nostra corda vola da una parte all’altra della cresta e si impiglia ovunque. Raggiungiamo le rocce e iniziamo a procedere a tiri su terreno misto.

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Verso vetta

Dopo tre lunghezze il terreno diventa più dolce e ricominciamo a procedere in conserva assicurata e ad un tratto ci siamo: “Summit”!! Sono le dodici e trenta e sotto la pinna sommitale ci abbracciamo. Protetti dal vento chiamiamo casa per dire che siamo in cima e va tutto bene. Siamo euforici, contentissimi, ma consapevoli che non è finita.

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Summit

Alle 13 iniziamo la discesa il vento aumenta e ci da parecchio fastidio. Per essere più rapidi abbandoniamo molto materiale e senza accorgercene ad un tratto rimaniamo con una sola vite e zero fettucce e cordini e la discesa è ancora lunga. Iniziamo a fare ancoraggi a abalakov ma con una sola vite siamo lenti, in più siamo costretti ogni volta tagliare un pezzo della nostra corda per creare un anello dove assicurarci. Alle sedici e trenta siamo quasi fuori dobbiamo solo calarci e superare la crepaccio terminale che è enorme. Proviamo a destra poi a sinistra, ma niente non si passa.

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Prima doppia

Ad un tratto vediamo le corde che si infilano nella pancia del crepaccio e ci viene un idea. Possiamo calarci dentro e lo attraversiamo fino dall’altra parte. Inizio a scendere raggiungo un ponte e lo seguo fino a spuntare sul pendio dal lato opposto della cresta. Marco mi segue e alle diciassette e trenta siamo entrambi sul colletto dopo l’ultima pinna.

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La discesa diventa più facile e alle diciannove e trenta, dopo quindici ore e mezza no stop, siamo alla nostra tenda. Decidiamo di proseguire fino al base perché non avevamo più cibo né gas. Alle ventuno e trenta siamo sdraiati sul prato davanti alla tenda cucina del campo base. Ci gustiamo un piatto di pasta, una coca e una meritata fetta di torta.

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Siamo stravolti ma felici e molto soddisfatti di ciò che abbiamo fatto, non abbiamo aperto nessuna via nuova né salito una cima inviolata ma per noi questa salita all’Hoku Chuli Nup è un passo importante che ci da molta motivazione e delle belle certezze per il futuro.

Nepal 2015

Nepal 2015

La nostra spedizione volta al tentativo di prima salita del Kimshung 6781 mt, che doveva avere inizio il 24 aprile, è stata interrotta dalla tragedia che si è abbattuta sul Nepal in seguito al terremoto.

Il nostro volo aereo che doveva raggiungere Kathmandu è stato bloccato in Oman in seguito alla chiusura dell’aeroporto della capitale del Nepal devastata dal sisma più forte mai registrato negli ultimi 70 anni, che ha fortemente danneggiato parte della città storica e provocato moltissimi morti, feriti, senza tetto.

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Siamo stati bloccati in Oman per 3 giorni ed abbiamo raggiunto il Nepal il 27 aprile, con l’incertezza di riuscire a recuperare il materiale.

La spedizione al Kimshung si è drammaticamente mutata in missione di soccorso e, più tragicamente, in recupero delle salme dell’amico e collega Oskar Piazza e della speleologa che era con lui, Gigliola Mancinelli, vittime della spaventosa valanga che si è abbattuta sul villaggio di Langtang, quello che sarebbe stato la prima meta del nostro viaggio.

Siamo rientrati in Italia il 2 maggio, lasciando a Kathmandu tutto il materiale e mettendo a disposizione della popolazione vittima del sisma la fornitura di alimenti portata dall’Italia.
Confidiamo che nei mesi estivi la Valle del Langtang ed il villaggio vengano resi nuovamente transitabili.

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La spedizione al Kimshung verrà intrapresa fra settembre ed ottobre 2015.
Un grazie a tutti voi per la vostra presenza e prezioso contributo.

Il mio pensiero va a tutte le vittime di questa immensa tragedia. Il Nepal è uno dei paesi più belli e spettacolari della terra, viaggiando nelle sue valli sembra che il tempo si sia fermato,  tra le sue montagne abita uno dei popoli più solari ospitali e gentili del mondo intero. Sono ormai legato a questa gente da un sentimento speciale che durerà tutta la mia vita, spero che queste persone  abbiano la forza di rialzare la testa anche questa volta! 

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KIMSHUNG EXPEDITION 2015

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 OBBIETTIVO


Kimshung 6781 mt versante sud – ovest Parco del Langtang – Nepal

Attempt of first ascent
D U R A T A 45 giorni.
PERIODO
Partenza 24 aprile | Primi di giugno. MEMBRI DELLA SPEDIZIONE Cazzanelli François , Corona Giampaolo. AGENZIA DI RIFERIMENTO Seven Summit Trek Expedition


DOVE


 

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Il Kimshung è una montagna invio-
lata, alta 6781 mt., situata nel mas-
siccio del Langtang in Nepal. Il mas-
siccio del Langtang si trova a nord di
Kathmandu ed è facilmente rag-
giungibile con un giorno di jeep e
tre giorni di trekking. Il campo base
dista solo 5 ore dall’ultimo villaggio,
Langtang a 3430 mt., ultimo punto
dove è possibile avere copertura te-
lefonica e recuperare al meglio dopo le giornate in quota. L’obbiettivo è quello di raggiungere la vetta, possibilmente in stile alpino, attraverso una serie di “goulotte” e canali di neve sulla parete sud-ovest. Per l’acclimatazione approfitteremo dei numerosi colli e vette adiacenti al campo base che dovrebbero permetterci di raggiungere agevolmente i 6000 metri, aiutando così la fase di adatta- mento. La decisione di provare con un team piccolo è stata una scelta difficile ma ponderata: con- frontarsi con un sistema più contemporaneo e leggero ci sembra la maniera più onesta per affronta- re questa ennesima sfida Himalayana.


 VISIBILITÀ MEDIATICA


L’intero tentativo alla cima verrà documentato mediante materiale fotografico e video, con particola- re attenzione alle popolazioni locali e ai momenti salienti della scalata. Periodicamente verrà aggior- nata la pagina Facebook ufficiale della spedizione con notizie in tempo reale, inviando degli sms at- traverso telefono satellitare. Inoltre sarà data la massima visibilità alla spedizione tramite i principali media di settore italiani ed esteri.

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Patagonia 360°

Patagonia 360°

“Ogni montagna racchiude storie: quelle che leggiamo, quelle che sogniamo e quelle che creiamo”,

Micheal Kennedy, Alpinista.

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Un sogno comune, talmente intenso che nessuno osava esprimerlo, ma tutti speravamo che la sorte ci avrebbe portato a ovest. Questo è stato per noi il Cerro Torre una montagna simbolo: la più bella, la più desiderata, la più invidiata proprio come la miss del liceo.

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La nostra avventura in Patagonia non inizia sotto una buona stella, il tempo brutto ci costringe a stare al riparo nella nostra cabanas al Chalten per diversi giorni. Ma il 27 novembre dopo l’ennesima batosta al colle Standhart decidiamo di tentare un’altra cima più riparata e veloce. Quindi il giorno seguente, dopo un’altra notte al campo Niponino, verso le 5 ci incamminiamo e alle dieci e trenta raggiungiamo la vetta dell’Aguja de l’ S. Per me è un emozione unica la prima cumbre Patagonica, non mi sembra vero. La sera, dopo una discesa nella bufera ed aver incastrato per il vento nell’ultima doppia le nostre corde, ci rilassiamo con una bella birra Rubia in paese. Il morale è risollevato ed ora siamo più concentrati e motivati di prima. Purtroppo la grinta degli alpinisti non segue alla lettera le carte metereologiche, infatti giorno dopo giorno diventiamo sempre più bravi a far blocchi ma sempre più nervosi per la meteo. Si dice che dopo la tempesta arrivi sempre il sereno, fortunatamente questa regola vale anche in Patagonia: per gli ultimi giorni di spedizione sembra arrivare una finestra, tre giorni splendi fatti apposta per scalare il Torre. Tutti ne parlano tutti si muovono la sperata “ventana” arriva!!

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Non vogliamo sbagliare, fino ad ora abbiamo conquistato 4 tentativi e una sola vetta, prepariamo tutto nei minimi dettagli e il 12 dicembre partiamo. Il primo giorno entriamo nella valle del Torre direzione Nipponino, 18 km di sentiero per arrivare a questo campo posto tra Fitz Roy e Cerro Torre. Ci sistemiamo, mangiamo qualcosina e ci infiliamo nei sacchi a pelo pronti per partire domani alle tre.
Appena calato il buio percepiamo che qualcosa non va, in lontananza sentiamo delle urla di aiuto e in tempo zero ci muoviamo. Due alpinisti italiani sono scivolati del colle Standhart e hanno bisogno di aiuto, li raggiungiamo in fretta e decidiamo di trasportarli al campo dove i ragazzi del soccorso possono raggiungerli più velocemente. Bisogna spostarli a spalle e questo richiede tempo e pazienza perché non si può rischiare di fare movimenti bruschi . Arrivati al campo li sistemiamo al meglio: diamo loro qualche antidolorifico e prepariamo subito qualcosa di caldo. I nostri amici si addormentano sereni sotto un cielo stellato in una notte calda e senza vento, però ormai sono le tre ed è arrivato il nostro momento. Lasciamo i feriti con altri alpinisti e partiamo alla volta del colle Standhart. La salita al colle è lunga 1200 mt di dislivello su ghiaccio e neve ma non presenta particolari difficoltà, arrivati su iniziamo subito le calate che ci portano a mettere piede sullo Hielo Continental. Il panorama che ci accoglie toglie il fiato: un immenso ghiacciaio che si perde all’orizzonte, scattiamo qualche foto e ripartiamo verso il colle dell’ Esperanza dove abbiamo preventivato il secondo bivacco . Ci aspettano altri 1000 metri dove iniziamo ad arrampicare su una fascia di misto facile. Arrivati sul piano sotto il colle ci fermiamo, il sole picchia fa caldissimo senza perdere tempo iniziamo a scavare la nostra truna che ci ospiterà per la notte. Finito il lavoro ci riposiamo un oretta al sole, questa notte dobbiamo partire per la vetta e ogni energia è importante. Alle sei entriamo nei sacchi a pelo e dopo un’ora la nostra caverna nelle neve inizia a gocciolare, siamo bagnati e infreddoliti ma poco importa a mezzanotte suona la sveglia e mezz’ora dopo partiamo. Scaliamo fino all’Elmo col buio, Majo è davanti e impone un ritmo regolare ma molto redditizio. Arrampichiamo tutti e tre precisi e veloci, siamo concentrati non vogliamo sbagliare, arrivati all’inizio della fascia di misto dò il cambio a Majo. Mi sento bene, sono motivato, tiro dopo tiro vedo avvicinarsi sempre di più la cima, finito il misto attacco l’Headwall un muro verticale che richiede un po’ di tempo ma superiamo anche questo tratto senza problemi. Al penultimo tiro Marco va in testa e scala un tubo di ghiaccio dove quando si inizia non si vede la fine, incredibile!! Sotto il fungo finale dobbiamo aspettare, questi ultimi trenta metri sono esposti e richiedono tempo, le cordate davanti rallentano molto. Dopo qualche minuto, di comune accordo, decidiamo di passare le nostre corde alla cordata davanti a noi e cosi fanno tutti i team, salire da primi richiede tempo e si rischia di non riuscire ad arrivare in cima. Passano i minuti e dobbiamo partire, Marco è già su e recupera le nostre corde, saliamo il più in fretta possibile come se non ci fosse un domani e ad un tratto la vediamo!!!

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Ci aspettiamo, ci abbracciamo e saliamo sulla vetta assieme sono le 13.30 del 14 dicembre 2014: siamo sulla vetta del Cerro Torre!!!!! Un emozione unica, non sappiamo cosa dire vorremmo restare li per sempre in silenzio. Dopo alcune foto ci riprendiamo e iniziamo a scendere: la discesa è lunga, difficile e ci aspetta ancora un bivacco. Alle 10.30 di sera raggiunto il Circo De Los Altares decidiamo di fermarci per la notte : non fa freddo e neanche vento ci addormentiamo sui sassi con alle spalle il Torre. Alle 4.30 però suona la sveglia, non è ancora finita bisogna valicare il passo Marconi prima che arrivi il brutto. Camminare sullo Hielo Continental è una galera la neve non ha gelato e ad ogni passo sfondiamo la esile crosta superficiale. Le ore passano, senza che ce ne rendiamo conto passano anche i chilometri e alle 21.45 arriviamo al ponte sul Rio Elettrico. Finalmente possiamo dirlo abbiamo scalato il Cerro Torre!!

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Questa spedizione è stata incredibile, personalmente andare per la prima volta in Patagonia e scalare il Cerro Torre è un emozione immensa. In questi quarantacinque giorni il nostro piccolo gruppo ha dimostrato di essere unito, motivato e di avere tutte le carte per crescere e migliorare ancora molto. Aver avuto la possibilità di stare parecchi giorno a scalare e parlare col GMHM di Chamonix ci ha unito molto e ci ha dato la possibilità di crescere assieme.

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Ringrazio tutti i miei sponsor e tutto il Centro Sportivo Esercito che mi hanno permesso ancora una volta di realizzare uno dei miei sogni

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29 novembre 2014 Vetta dell’Aguja de l’S per la via Austriaca

14 dicembre 2014 Vetta del Cerro Torre per la via dei Ragni

Alpinisti: François Cazzzanelli, Marco Farina, Marco Majori.

La spedizione Patagonia 360° è stata organizzata della Sezione Militare di Alta Montagna del Centro Sportivo Esercito di Courmayeur

Patagonia 360°

Patagonia 360°

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Si riparte!! Sembra solo ieri, ma ormai è già da qualche mese che ho chiuso i miei bidoni a Kathmandu dopo il Kangch, un’ avventura immensa con dei compagni stupendi dove ho vissuto due fra i mesi più belli della mia vita. L’estate scorre veloce e la mia voglia di nuove sfide ritorna più forte che mai. Quindi sono di nuovo qui che preparo i bagagli e riordino il materiale per una nuova meta la Patagonia. Questa volta oltre a ramponi, scarponi e picche non ci sarà il tutone d’alta quota ma le scarpette. L’incognita questa volta non sarà data dall’alta quota ma ben si dall’isolamento e dalle difficoltà tecniche con le quali andremo a confrontarci.
Sto per partire con Marco Farina Marco Majori e Remo Armano verso la Patagonia: una terra meravigliosa sulla quale ho letto e ho ascoltato storie di scalate incredibili. Pareti selvagge, guglie di granito rosso che tagliano un cielo blu pastello e ghiacciai immensi tormentati di crepacci e seracchi: questo è il menu che ci aspetta. Siamo motivati e in piena forma, le ultime salite ci hanno dato una grande carica oltre ad averci regalato emozioni uniche. Cercheremo di sfruttare al meglio le finestre di bel tempo che ci arriveranno, infatti non abbiamo programmi precisi ma solo tanta voglia di scalare e dare il meglio di noi. Rimarremo quaranta giorni in Argentina quaranta colpi da sparare e giocarci al meglio.
Un ringraziamento speciale va ai miei sponsor e al Centro sportivo esercito di Courmayeur che un’altra volta mi danno l’opportunità di inseguire i miei sogni.

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