Relazione via Innocenzo Menabreaz

Relazione via Innocenzo Menabreaz

Via Innocenzo Menabreaz
Scudo del Pic Tyndall parete sud del Cervino

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1° salita : Hervé Barmasse e Patrick il 14 agosto del 2000

Ripetitori : Nicolò Bongiorno, François Cazzanelli e Marco Farina il 14 novembre 2015

220 mt 6a obbligatorio

Attrezzatura : un set completo di friends BD fino al #2 doppiando le misure medie qualche chiodo, fettucce rinvii corde da 50mt. Piccozza e ramponi per l’avvicinamento.

Avvicinamento : Dal rifugio Duca Degli Abruzzi seguire la Cresta De Amicis, 50 mt prima del passaggio Gianotti prendere l’evidente cengia verso destra che porta al centro dello Scudo, seguirla fino in fondo sino a trovare uno spit che segna l’inizio della via.

1° L ( 50 tm 5+ )
Seguire la linea verticale spostandosi leggermente sulla sinistra puntando un diedro con tettino, una volta superato, raggiungere una piccola cengia e attraversando verso destra si raggiunge la sosta.
( 2 spit )

2° L ( 45 mt 6a )
Puntare ad un chiodo sopra la sosta, rinviarlo e spostarsi a destra, alzarsi per una facile rampa per poi riattraversarla a sinistra puntando l’evidente diedro fessurato. Salire il diedro fino a raggiungere un tettino che si supera sulla destra e dopo pochi metri si raggiunge la sosta.(2 spit)

3° L ( 30 mt 6a )
Salire in verticale nell’evidente fessura puntando ad un chiodo, superato un tratto verticale si prosegue obliquando leggermente verso sinistra su roccia rotta ma solida fino a raggiungere la
sosta. ( 2 spit )

4°L ( 30 mt 5+ )
Dalla sosta attraversare a sinistra puntando a due evidenti diedri ( uno spit ). Salire il secondo diedro e all’uscita attraversare a destra puntando una placca facile con uno spit dove si sosta, OCCHIO AGLI ATTRITI quindi allungare bene le protezioni. ( sosta con due chiodi a lama da integrare e su uno spit non di ottima qualità )

5° L ( 15 m 6a )
Salire nell’evidente diedro di roccia friabile fino a raggiungere un buono chiodo con moschettone (rinforzabile con un buon friend BD #1) . Calarsi di alcuni metri e pendolare leggermente verso destra, superare quindi un piccolo strapiombo di roccia friabile fino a raggiungere uno spit, (qui la roccia migliora nettamente) salire ancora qualche metro e raggiungere la sosta. ( 2 spit )

6° L ( 50 m 6a )
Dalla sosta salire l’evidente fessura – camino sulla destra che forma un piccolo pilastro. Dalla cima del pilastro puntare al grande diedro-camino sulla sinistra salendo prima verticalmente sulla placca ( passaggio esposto ) per poi attraversare a sinistra ( ATTENZIONE SULLA DESTRA IN ALTO SI VEDE UN CHIODO NON RAGGIUNGERLO ). Salire il diedro fino a raggiungere un tettino con fessura da superare sulla sinistra( ATTENZIONE PASSAGGIO SOVENTE BAGNATO O GHIACCIATO).
Superato il tetto salire la facile fessura fino a raggiungere la cengia con con l’ultima sosta. ( 2 spit )

Da qui salire per circa 10-15 m su blocchi rotti ma facili fino a raggiungere la cresta De Amicis

Per la discesa vi sono due possibilità :
Discesa in doppia lungo la via, con 5 doppie aeree si raggiunge la cengia posta a metà dello scudo. Attraversarla fino a prendere la cresta De Amicis per poi ridiscenderla. Attenzione sulla prima e la seconda doppia è facile incastrare le corde.
Noi all’uscita della via abbiamo raggiunto la cresta De Amicis, risalendola fino al passaggio Cretier. Da qui abbiamo attraversato sulla grossa cengia chiamata Cravatta fino a raggiungere la cresta Del Leone, per poi ridiscenderla fino al rifugio Duca Degli Abruzzi. Se si optato per questa soluzione bisogna scalare caricandosi nello zaino picca, ramponi e scarponi.

Relazione Cazzanelli François

Relazione Cresta De Amicis

Relazione Cresta De Amicis

Cresta De Amicis

Prima salita :
La prima ascensione integrale della cresta viene attribuita alla cordata guidata da Amilcare Cretier con B. Olietti e Ant. Gaspard il 7-7-1933. Purtroppo però i tre alpinisti persero la vita in discesa, a causa del brutto tempo sul passaggio ormai conosciuto come la “placca Cretier” nella zona del“Mauvais Pas” sulla cresta del Leone la via normale dal lato Italiano del Cervino.

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Difficoltà : D / 5+ max

Dislivello: dal Rifugio Duca degli Abruzzi fino al Pic Tyndall sono 1439 m di dislivello positivo, se invece si vuole proseguire per la cresta del Leone fino in vetta al Cervino sono 1676 m.

Tempi di percorrenza 7 – 8 ore.

Materiale : una corda da 45 mt, 5 rinvii,fettucce varie, una serie di friend dal #0.2 al #2, martello, qualche chiodo, piccozza e ramponi.

Relazione :
Dal rifugio Duca Degli Abruzzi prendere il sentiero che porta all’attacco della cresta del Leone, appena prima del canale Whymper piegare a destra ( tracce di sentiero e ometti ) fino a raggiungere il ghiacciaio Superiore del Cervino. Da qui attraversare il ghiacciaio al centro puntando ad una zona di rocce più chiare ( tenersi a monte dei grossi crepacci a metà del ghiacciaio ), giunti a questo punto abbandonare il ghiacciaio e iniziare a salire su rocce rotte facili puntando sempre verso sinistra fino a raggiungere il centro del grosso sperone ( si può anche salire partendo direttamente dalla base dello sperone evitando il ghiacciaio ma questo tragitto a mio avviso è più laborioso e scomodo del precedente ). Adesso puntare l’evidente colletto a quota 3558 mt e portarsi sul filo di cresta risalendo un canale. Tenere il filo di cresta e superare un primo risalto attraversando a sinistra su neve per poi prendere una facile fessura di 3 grado. Rimanere sempre in cresta e puntando ad un evidente diedro ( Passaggio Gianotti ) superare alcuni facili risalti su bella roccia. Giunti alla base del diedro del passaggio Gianotti (chiodo con cordone) salire per alcuni metri al centro del diedro fino a raggiungere una piccola piazzola, da qui spostarsi a sinistra in placca e salire diritti puntando ad una grossa fessura 5+ (svariati chiodi non buoni ) sostare alla base della fessura ( un chiodo e un friend BD numero 2 ). Salire l’evidente fessura 4+ (svariati chiodi non buoni ) fino ad una grossa terrazza piena di comodi blocchi per sostare. Da qui salire prima su blocchi facili per poi prendere un diedro al centro della parete   ( un chiodo ). Salire il diedro fino ad un tettino, superarlo e uscire in placca verso sinistra su un piccolo fessurinio 5 sosta su friend.

IMG_0835Vista dall’alto delle placche del passaggio Gianotti
Salire su facili rocce rotte e terreno classico tenendo sempre il filo di cresta, fino ad arrivare alla base di un salto di roccia rossastra ( che porta all’imbocco delle cengia chiamata cravatta e alla base del passaggio Cretier) risalirlo al centro ( NON cercare di aggirare il salto a sinistra per un evidente cengia). Da qui salire su sfasciumi e portarsi al margine sinistro dell’evidente salto di roccia chiamato passaggio Cretier. Salire prima dritti puntando a due chiodi per poi spostarsi a destra e puntano la base dell’evidente diedro 4+ sosta su friend e chiodi. Salire l’evidente diedro di 4 grado fino a giungere una terrazza dove si fa sosta su due chiodi buoni. Da qui salire dritti puntando a destra di un di una grossa roccia sporgente 3 (sosta su friend) da qui risalire l’evidente diedro e superando uno strapiombetto e uscire in cresta 3+ sosta su un chiodo e friend. ATTENZIONE in queste due ultime lunghezze le difficoltà calano ma la qualità della roccia peggiora nettamente.
Da qui puntare al Pic Tyndall (dove ci si ricongiunge con la cresta del Leone) proseguendo su terreno facile con rocce rotte e sfasciumi molto friabili.

Discesa:La discesa si effettua sulla cresta del Leone la via normale Italiana.
In caso di problemi ci si può ricongiungere alla Cresta del Leone passando sulla grossa cengia chiamata “Cravatta” che taglia tutto il versante sud della testa del Pic Tyndall. Attenzione in caso di condizioni secche l’attraversata si effettua su sfasciumi molto instabili.

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La Cravatta

Note : Bellissimo itinerario classico di alta montagna, vario e in un ambiente molto selvaggio e magico quale la parete sud del Cervino. La consiglio a tutti coloro che ambiscono a misurarsi con una via più ricercata sulla Gran Becca. Non sottovalutate i passaggi Cretier e Gianotti che offrono una scalata classica ma di grande soddisfazione e non banale.

Relazione Cazzanelli François

Via Innocenzo Menabreaz

Via Innocenzo Menabreaz

“L’avventura per me è l’ignoto, il partire senza avere la certezza di riuscire a fare quella determinata salita. Preparazione e allenamento sono le premesse indispensabili per fare una certa via; però io la sogno, la concepisco e poi mi misuro con la natura”

Renato Casarotto ” Una Vita Tra Le Montagne”

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Questa frase scritta dal grande Renato Casarotto e presa dal libro di Goretta Traverso “Una Vita Tra Le Montagne” la voglio dedicare al mio caro amico Nicolò che dopo un estate di scalate e allenamenti è riuscito a portarsi a casa la sua prima via sulla parete sud del Cervino.

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Era da un po’ di tempo che volevo curiosare questo angolo del Cervino, così in questo pazzo mese di Novembre con clima estivo, ho deciso di provarci. Il team è presto fatto: io, Marco Farina ( il mio socio storico per le scalate sulla Becca) e Nicolò Bongiorno alla sua prima esperienza fuori dalle vie classiche sul Cervino.

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Ne è uscita  l’ennesima avventura su questa magica montagna a cui sono particolarmente legato. Il nostro piano era quello di salire questa via, che solca la parte sinistro delle Scudo del Pic Tyndall, per poi uscire e percorrere una parte della cresta “De Amicis” fino al cengione chiamato “Cravatta” dal quale ci saremmo ricongiunti alla Cresta del Leone per poi scendere.

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Siamo partiti alle 5.30 del mattino dal rifugio Oriondè e ci sono volute ben 19 ore no stop per ritornarci. Stupenda via in un ambiente fantastico  ma altrettanto severo, quando si esce dalla vie classiche sul Cervino nulla è scontato ne regalato. Ne approfitto per fare i complimenti al mio caro amico e collega Patrick Poletto e ad Hervé Barmasse per aver aperto questa via il 14 Agosto del 2000 ed averla dedicata alla famosa Guida Alpina del Società Guide del Cervino Innocenzo Menabreaz.

Pubblicherò a breve una relazione della via assieme a quella della cresta De Amicis ripetuta il 9 novembre assieme a Roger Bovard.

Cresta De Amicis

Cresta De Amicis

In queste stupende giornate autunnali non poteva mancare una puntatina rapida sulla Gran Becca. Ieri con il mio amico Roger Bovard abbiamo ripetuto in giornata la cresta De Amicis sulla parete sud del Cervino. Bellissima cresta in un ambiente unico e selvaggio, la consiglio vivamente a chiunque voglia misurarsi con qualcosa di più ricercato e diverso sul Cervino.

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Complimenti al mio socio che ha raggiunto per la prima volta la vetta della Gran Becca e per un itinerario per nulla scontato!

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A breve pubblicherò una relazione dettagliata della via che a mio avviso manca e può essere utile per i futuri ripetitori.IMG_0841

Naso di Zmutt Via Gogna Cerruti

Naso di Zmutt Via Gogna Cerruti

Disarmante…Immenso…

“ Il più grande strapiombo delle Alpi Occidentali“ così Patrick Gabarrou definisce il Naso di Zmutt: una parete misteriosa e austera incassata nell’immensa muraglia del versante Nord del Cervino. Difficile da decifrare, ogni volta che cambia la luce sembra che la sua forma muti ed escano nuovi diedri e tetti. Una sfida completa, severa, dove nulla è scontato in un ambiente tra i più repulsivi che abbia mai visto. Fin da quando sono bambino ho letto su libri e riviste i racconti delle sue rare salite, essere riuscito a scalarla è la realizzazione di uno dei miei sogni.

Tutto comincia con un messaggio su Whatsapp di Marco Majori il 21 settembre a me e Marcolino Farina: “ Cosa pensate di fare questa settimana ?” dopo qualche battuta e scambio di idee il piano è deciso: andiamo a vedere il Naso di Zmutt. Da lì nella mia testa hanno iniziato a girare un sacco di pensieri: “ Sarà pulita la parete? A chi chiedo? Saremo capaci di uscire? La via sarà tutta a posto o sarà crollato qualcosa come spesso accade sul Cervino?”Penso un po’, parlo con Marco, poche storie l’unica cosa da fare è partire e andare a vedere, qualcosa faremo.

Il 25 settembre ci ritroviamo tutti a casa mia, prepariamo gli zaini, beviamo un caffè e ci muoviamo subito verso il colle del Breuil. Arrivati al rifugio dell’ Hornli ci aspetta una spiacevole sorpresa: il campo base provvisorio, installato poiché i proprietari del rifugio stanno compiendo delle ristrutturazioni , è chiuso! Iniziamo bene: già un bivacco la prima notte. Non ci scoraggiamo, ci sistemiamo al meglio e alle 4 iniziamo a muoverci. Attacchiamo la prima parte della via al buio: si comincia subito con dei pendii belli dritti che conducono ad una goulotte ripida ma con ghiaccio ottimo. Superato il canale ghiacciato con quattro lunghezze iniziamo ad attraversare verso sinistra per portarci alla base del Naso. Giunti sotto lo strapiombo la vista è impressionante: si ha la sensazione che il tetto in ogni momento possa chiudersi su se stesso inghiottendoti. Il freddo pizzica e i movimenti sono rallentati, Majo fa un movimento sbadato in sosta e perde un guanto. Da qui in avanti Marcolino passa al comando e iniziamo a scalare su roccia, la giornata è lunga e dopo aver superato un diedro in artificiale con le ultime luci del giorno arriviamo alla esile cengia dove Alessandro Gogna e Leo Cerutti bivaccarono per la seconda volta. Ci fermiamo e iniziamo a sistemarci per la notte, assicuriamo una corda dove possiamo appenderci e sistemare il materiale, ripuliamo dalla neve i nostri piccoli scalini, prepariamo da bere e mangiamo. Ci aspettano ore interminabili, ma non c’è vento e una stellata fantastica ci fa compagnia, sulla cengia troviamo un sacco di materiale abbandonato: chiodi moschettoni e corde, testimonianze indelebili di vecchi tentativi. Scorre il tempo e alle 6 di mattino ancora al buio siamo di nuovo in azione, con ordine e calma prepariamo da bere, smantelliamo il bivacco, mangiamo qualcosa e ripartiamo. Marco è di nuovo davanti, si comincia con un muro compatto, solcato solo da una piccolissima fessura che ci costringe ad usare le staffe. Il nostro socio scala veloce e sicuro, Majo ad un certo punto commenta dicendo: “ Faina scala come se non ci fosse un domani…che livello!!” Passano le ore e i tiri si susseguono veloci, purtroppo non ne vediamo mai la fine, ci scambiamo due battute per fare morale : “ Ma se chiamassimo l’elicottero?” Marco “ Piuttosto Crepo, ma sull’elicottero non salgo”. Il morale è alle stelle siamo motivatissimi e improvvisamente ci troviamo al sole alla base dell’ultimo salto: sono le 17:30 dobbiamo muoverci. Farina si supera un’altra volta e alle 18:15 arriviamo al bordo del Naso, ma purtroppo non è ancora il momento di esultare perché dobbiamo raggiungere con la luce le tracce della cresta di Zmutt. Mettiamo i ramponi e prendiamo in mano le picche, saliamo velocemente su terreno misto e appena accendiamo le frontali troviamo le tracce che escono dalla Schmidt, da qui però mancano ancora 250 mt di dislivello fino alla vetta e la stanchezza inizia a farsi sentire. La progressione diventa più facile e la concentrazione cala, Majori perde un secondo guanto che sparisce nel buio della notte, io recupero alla rinfusa le corde e in ben due soste le corde si aggomitolano facendoci perdere minuti preziosi. Dopo qualche cappellata alle undici di sera giungiamo tutti e in vetta al Cervino, siamo gasati ma tuttavia consapevoli di dover mantenere alta la concetrazione per la lunga discesa Notturna. Beviamo un the, mangiamo qualcosa e siamo di nuovo concentrati per la discesa: per riposarci dobbiamo arrivare alla capanna Carrel. La notte è perfetta, non fa freddo, non c’è neanche una bava di vento, scendiamo con calma senza prendere rischi e alle cinque di mattino mettiamo piede in capanna, giusto il tempo di bere una coca e ci buttiamo nei letti. Il giorno dopo alle 9 siamo svegliati da mio papà che ci è venuto incontro, rifacciamo gli zaini e scendiamo, per le una abbiamo le gambe sotto il tavolo a casa mia.
Che avventura, siamo euforici e soddisfatti la nostra dovrebbe essere la settima ripetizione assoluta e prima italiana. Non abbiamo ancora realizzato bene quello che abbiamo fatto questa salita mi rimarrà per sempre nel cuore, sicuramente è la via più completa e severa che io abbia mai affrontato fino ad ora: un viaggio mistico nel cuore de Cervino dove nulla è scontato e banale. Complimenti agli apritori che nel 1969 si sono superati aprendo una via futuristica e complicata che sicuramente ha portato un passo avanti l’alpinismo dell’epoca.

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Salite al Naso di Zmutt, via Gogna-Cerruti ( Elenco aggiornato fono al 30 settembre 2014)

1a) 14-17 luglio 1969 Alessandro Gogna e Leo Cerruti
2a) 21-28 gennaio 1974, 1ª invernale 74 Edgar Oberson (Sui) e Thomas Gross (Che)
3a) 12 e 13 luglio 1982 lo svizzero André Georges sale la Gogna-Cerruti in prima solitaria
4a) 17 e 18 luglio 1986 Jean-Marc Boivin e André Georges concatenano in 24 ore la cresta nord-nord-ovest della Dent Blanche e di Naso di Zmutt per la via Gogna-Cerruti
5a) 23-25 agosto 1989 Hans Lanters e Roland Bekendam (NORVEGIA)
6a) Simon e Samuel Anthamatten
7a) settembre 2010, in 14 h dal rifugio del Hornli , Patrick Aufdenblatten e Michael Lerjen-Demjen
8a) 8-11 marzo 2011 Cédric Périllat-Merceroz con Patrice Glairon-Rappaz (2a invernale ma 1a invernale stile alpino)
9a) 3-5 ottobre 2011, Cyrille Berthod con Nicolas Jaquet
10a) 26-27 settembre 2014, François Cazzanelli, Marco Majori e Marco Farina
11a) Ottobre 2014Sebastien Rattel, Julien Ravanello

Elenco ripetizioni originale a cura di Alessandro Gogna, aggiornato Maggio 2016 a cura di François Cazzanelli.

Spigolo Dei Fiori

Spigolo Dei Fiori

Spigolo dei Fiori Cervino parete sud

Bellissima via d’ambiente. Lunga e con difficoltà costanti. Roccia da discreta a buona, con qualche tratto più friabile. 14/07/1970 Guido Machetto,Carmelo Di Pietro, Leo Cerruti, Gianni Calcagno.Avvicinamento dal rif. Oriondé (2800) seguendo il sentiero verso Plan Maison. Quando questo inizia a scendere si segue la spalla della morena verso il Cervino fino al suo termine. Con percorso non obbligato si attraversa verso est fino al conoide nevoso scaturito dal canale sotto al Picco Muzio. Lo si risale sul bordo sx  fin sotto la parete (3300m circa), dove inizia l’ascensione, e si prende poi un canale ascendente verso sx per arrivare ad un sistema di cenge che facilmente portano fino all’attacco vero e proprio della via a quota 3650m circa.

Si tratta di 10 lunghezze di difficoltà omogenea, che seguono i punti più deboli della parete. Soste a chiodi (con spezzoni marci e senza maillon rapide). 4 chiodi di progressione ed 1 friend incastrato in tutta la via. Necessaria una serie di friend fino al 2 Camalot, una scelta di chiodi a lama e martello, eventualmente una serie di nuts. Fettucce e rinvii per allungare le protezioni, poiché ci sono molti angoli e attriti. Arrivo a q. 4000m.

L1: V+ (1 chiodo)(tiro delicato per la roccia e la difficoltà),

L2: IV (2 chiodi),

L3: III,

L4: V (2 chiodoni)(soste a chiodi o a spit vicine, tiro bello),

L5: V (friend incastrato, tiro molto bello),

L6: IV (la via incrocia “Padre Pio prega per tutti”),

L7: IV,

L8: IV (va prima a sx e poi a dx, sosta brutta e scomoda),

L9: V+,

L10: IV (sosta su spit e chiodo)

19 doppie fino alla base su “Padre Pio prega per tutti”, spittate e con maillon rapide, molto lineari e comode.

Foto e Relazione di Roberto Ferraris

Fatta il 15.10.2010 con Roberto Ferrarise, Marco Farina/Thomas Meynet in 6h30’ dall’Oriondé.

Una salita da non perdere in un ambiente straordinario. Arrampicare sulla sud del Cervino è sempre un emozione unica, si è in un ambiente di alta montagna ma grazie al sole che irraggia la parete sin dalle prime luci dell’alba tutto sembra più caloroso. Una vi classica da non perdere!!