Chamlang 7319 mt Aprile – Maggio 2016

Chamlang 7319 mt Aprile – Maggio 2016

“Marco hai preparato i bidoni”….”Si, tu hai organizzato il cargo? Che ne pensi, la settimana prossima iniziamo ad allenarci in quota? Giro lungo con le pelli sul Rosa o Goulotte sul Bianco? “….. ” Cargo quasi a posto, per la settimana prossima ok, decidiamo in base alle condizioni! Ormai manca poco dobbiamo preparare tutto e concentrarci sugli allenamenti “….

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Ormai non è più un segreto il primo aprile sarò di nuovo in partenza… Per dove? Ovviamente verso l’Himalaya destinazione Nepal. Questa volta il nostro obiettivo è l’inviolata parete nord del Chamlang 7319 mt.. L’idea è quella di affrontare la parete in stile alpino con un piccolo team (massimo tre scalatori). Questa volta come me ci sarà il mio socio di mille scalate (e non solo) Marco Farina e poi si vedrà. Entrambi siamo concentrati e motivati pronti ad affrontare questa nuova sfida.

Nepal 200

 

Il Chamlang è una montagna poco conosciuta e si trova a 10 km di distanza dal Makalu nella Hongu Valley. Nella lingua locale quando si usa la parola Chamlang si intende lo sbatter d’ali di un grosso uccello; infatti una leggenda narra che le bianche pareti di questa montagna proteggono le popolazioni locali dall’attacco di un enorme mostro che ha le sembianze di un grosso uccello bianco. Questa montagna nonostante non sia tra le più famose e conosciute al mondo è stata scalata diverse volte da grandi nomi dell’alpinismo Himalayano. Il Chamlang infatti era già stato notato nel 1954 da Sir Edmund Hillary ( primo uomo al mondo assieme allo Sherpa Tenzing Norgay a raggiungere la vetta dell’Everest ) che già allora rimase colpito dalle sue enormi difficoltà tecniche. La vetta fu raggiunta per la prima volta nel 1962 dal versante ovest da una gigantesca spedizione Giapponese guidata dal Dr. Seiki Nakanonel e finanziata dalla Hokkaido University. Questo team per scalare la montagna affrontò ben 4 mesi di Spedizione partendo dall’India e  attraversando tutto il Nepal a piedi. La spedizione che aveva anche uno scopo scientifico, durante il trekking di rientro esaminò, nel villaggio di Pangboche, alcuni reperti che si pensava appartenessero al leggendario Yeti, l’uomo delle nevi. Dopo alcuni esami però gli scienziati concordarono che i resti esaminati non erano altro che della pelle di scimmia e i resti mummificati di una mano appartenente ad una donna Mongola.

1Il Chamlang è segnato con J

La catena del Chamlang ha tre vette ben distinte: la vetta occidentale 7319 mt, quella centrale 7180 mt e quella orientale 7235 mt. Le tre vette sono collegate tra loro da un lunga cresta lunga circa 6 km. Il 16 maggio 1984 una cordata guidata da Jean Afanassieff e composta da Doug Scott, Michael Scott, e Ang Phurba (Shepa) realizzò un grande impresa effettuando la prima traversata di tutte e tre le cime del Chamlang. Così facendo i 4 alpinisti si assicurarono anche la prima salita ufficiale della vetta Orientale e Occidentale. Recentemente, il 19 ottobre 2015, gli alpinisti baschi Alberto Iñurrategi, Juan Vallejo e Mikel Zabalza, hanno messo a segno un grande exploit ripetendo in stile alpino la via giapponese del 1986. Sono arrivati in vetta al Chamlang e rientrati al campo base con un solo bivacco a 6600 metri di quota. Dopo questi brevi cenni storici nei quali spiccano grandi nomi dell’alpinismo si può comprendere l’importanza ed il valore di questa nuova sfida.

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L’obiettivo

Il nostro obiettivo è quello di tentare la scalata di questa bellissima parete himalayana in Stile Alpino. Le difficoltà da affrontare saranno molteplici e riguarderanno non solo gli aspetti tecnici e di acclimatamento connessi ad una prima ascensione in Stile Alpino ad alta quota, ma anche tutti gli aspetti organizzativi e logistici della Spedizione;infatti la montagna si trova in una zona fuori dalle classiche rotte commerciali. Bisognerà cercare, oltre alla migliore e più sicura via di salita, la zona più idonea dove allestire il Campo Base e il migliore itinerario per avvicinarsi alla montagna. La Spedizione avrà una durata di circa 45 giorni. Per la fase di acclimatamento si utilizzeranno i numerosi colli e vette adiacenti alla zona in cui si pensa di installare il Campo Base, sui quali è possibile raggiungere abbastanza agevolmente i 6000 mt. di quota.

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Perché in Nepal ?

 La scelta di tornare in Nepal  non è casuale. Questo magico paese negli ultimi anni mi ha dato molto ed è arrivato il momento di contraccambiare. Siamo fortemente convinti che dopo il tremendo terremoto della scorsa primavera, che ha provocato enormi danni in tutto il Paese, sia fondamentale per il bene delle popolazioni locali far ripartire il più velocemente possibile il turismo, fondato sulle Spedizioni e i Trekking. Da quest’anno infatti io e miei compagni di spedizione collaboremo in maniera attiva con la Onlus Valdostana Sanonani (www.sanonani.house) 

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L’idea è quella di promuovere le attività della Sanonani Onlus e di dedicare un po’ del nostro tempo, sia prima che dopo la Spedizione, ai bambini che verranno accolti nella casa famiglia attualmente in ristrutturazione nel villaggio di Bu- dhanilkantha Naranthan, immerso nel verde, a circa 20 minuti di macchina dal centro di Kathmandu.

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Ringrazio tutti i miei sponsor che ancora una volta mi sostengono!!

to be continued

Relazione via Innocenzo Menabreaz

Relazione via Innocenzo Menabreaz

Via Innocenzo Menabreaz
Scudo del Pic Tyndall parete sud del Cervino

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1° salita : Hervé Barmasse e Patrick il 14 agosto del 2000

Ripetitori : Nicolò Bongiorno, François Cazzanelli e Marco Farina il 14 novembre 2015

220 mt 6a obbligatorio

Attrezzatura : un set completo di friends BD fino al #2 doppiando le misure medie qualche chiodo, fettucce rinvii corde da 50mt. Piccozza e ramponi per l’avvicinamento.

Avvicinamento : Dal rifugio Duca Degli Abruzzi seguire la Cresta De Amicis, 50 mt prima del passaggio Gianotti prendere l’evidente cengia verso destra che porta al centro dello Scudo, seguirla fino in fondo sino a trovare uno spit che segna l’inizio della via.

1° L ( 50 tm 5+ )
Seguire la linea verticale spostandosi leggermente sulla sinistra puntando un diedro con tettino, una volta superato, raggiungere una piccola cengia e attraversando verso destra si raggiunge la sosta.
( 2 spit )

2° L ( 45 mt 6a )
Puntare ad un chiodo sopra la sosta, rinviarlo e spostarsi a destra, alzarsi per una facile rampa per poi riattraversarla a sinistra puntando l’evidente diedro fessurato. Salire il diedro fino a raggiungere un tettino che si supera sulla destra e dopo pochi metri si raggiunge la sosta.(2 spit)

3° L ( 30 mt 6a )
Salire in verticale nell’evidente fessura puntando ad un chiodo, superato un tratto verticale si prosegue obliquando leggermente verso sinistra su roccia rotta ma solida fino a raggiungere la
sosta. ( 2 spit )

4°L ( 30 mt 5+ )
Dalla sosta attraversare a sinistra puntando a due evidenti diedri ( uno spit ). Salire il secondo diedro e all’uscita attraversare a destra puntando una placca facile con uno spit dove si sosta, OCCHIO AGLI ATTRITI quindi allungare bene le protezioni. ( sosta con due chiodi a lama da integrare e su uno spit non di ottima qualità )

5° L ( 15 m 6a )
Salire nell’evidente diedro di roccia friabile fino a raggiungere un buono chiodo con moschettone (rinforzabile con un buon friend BD #1) . Calarsi di alcuni metri e pendolare leggermente verso destra, superare quindi un piccolo strapiombo di roccia friabile fino a raggiungere uno spit, (qui la roccia migliora nettamente) salire ancora qualche metro e raggiungere la sosta. ( 2 spit )

6° L ( 50 m 6a )
Dalla sosta salire l’evidente fessura – camino sulla destra che forma un piccolo pilastro. Dalla cima del pilastro puntare al grande diedro-camino sulla sinistra salendo prima verticalmente sulla placca ( passaggio esposto ) per poi attraversare a sinistra ( ATTENZIONE SULLA DESTRA IN ALTO SI VEDE UN CHIODO NON RAGGIUNGERLO ). Salire il diedro fino a raggiungere un tettino con fessura da superare sulla sinistra( ATTENZIONE PASSAGGIO SOVENTE BAGNATO O GHIACCIATO).
Superato il tetto salire la facile fessura fino a raggiungere la cengia con con l’ultima sosta. ( 2 spit )

Da qui salire per circa 10-15 m su blocchi rotti ma facili fino a raggiungere la cresta De Amicis

Per la discesa vi sono due possibilità :
Discesa in doppia lungo la via, con 5 doppie aeree si raggiunge la cengia posta a metà dello scudo. Attraversarla fino a prendere la cresta De Amicis per poi ridiscenderla. Attenzione sulla prima e la seconda doppia è facile incastrare le corde.
Noi all’uscita della via abbiamo raggiunto la cresta De Amicis, risalendola fino al passaggio Cretier. Da qui abbiamo attraversato sulla grossa cengia chiamata Cravatta fino a raggiungere la cresta Del Leone, per poi ridiscenderla fino al rifugio Duca Degli Abruzzi. Se si optato per questa soluzione bisogna scalare caricandosi nello zaino picca, ramponi e scarponi.

Relazione Cazzanelli François

Dry-tooling time

Dry-tooling time

In questo inizio di stagione caldo e senza neve mi sono dedicato un po’ al dry-tooling frequentando parecchio il settore “L’Attico del Dry-tooling” a Valsavarenche sopra la mitica “Grotta Haston”. Assieme a Marco Farina, Roger Bovard e Alain Vignal abbiamo aperto e liberato due nuove vie .

“La Diretta del Paradiso” M7+  10 mt.

Tiro fisico che supera un tetto orizzontale di 3 mt. In posto abbiamo lasciato 3 chiodi sul tetto e la sosta ( 2 fix + catena) utili friend piccoli per proteggere la prima parte rinvii e fettucce per allungare le prime protezione.

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“Social Fire” M6 20 mt.

Bellissima linea che parte in comune con un vecchio tiro di misto di cui non sappiamo il nome. Partire nell’evidente diedro con ghiaccio fino a superare i primi due spit della via originale ( spit da 8mm con placchette gialle) poi traversare a sinistra con un passo tecnico protetto con uno  spit (1 fix nuovo Raumer) per poi prendere l’evidente fessura da proteggere a friend con strapiombetto iniziale sosta con 2 spit più cordone e moschettone. Materiale utile rinvii friend medio piccoli e fettucce per allungare le protezioni nella prima parte.

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Entrambe le line si possono percorrere anche con assenza di ghiaccio quindi in total dry però ho preferito valutarle come vie di misto perché in entrambe nella prima parte si forma regolarmente del ghiaccio.

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Foto : Stefano Jeantet e Alain Vignal

Relazione Cresta De Amicis

Relazione Cresta De Amicis

Cresta De Amicis

Prima salita :
La prima ascensione integrale della cresta viene attribuita alla cordata guidata da Amilcare Cretier con B. Olietti e Ant. Gaspard il 7-7-1933. Purtroppo però i tre alpinisti persero la vita in discesa, a causa del brutto tempo sul passaggio ormai conosciuto come la “placca Cretier” nella zona del“Mauvais Pas” sulla cresta del Leone la via normale dal lato Italiano del Cervino.

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Difficoltà : D / 5+ max

Dislivello: dal Rifugio Duca degli Abruzzi fino al Pic Tyndall sono 1439 m di dislivello positivo, se invece si vuole proseguire per la cresta del Leone fino in vetta al Cervino sono 1676 m.

Tempi di percorrenza 7 – 8 ore.

Materiale : una corda da 45 mt, 5 rinvii,fettucce varie, una serie di friend dal #0.2 al #2, martello, qualche chiodo, piccozza e ramponi.

Relazione :
Dal rifugio Duca Degli Abruzzi prendere il sentiero che porta all’attacco della cresta del Leone, appena prima del canale Whymper piegare a destra ( tracce di sentiero e ometti ) fino a raggiungere il ghiacciaio Superiore del Cervino. Da qui attraversare il ghiacciaio al centro puntando ad una zona di rocce più chiare ( tenersi a monte dei grossi crepacci a metà del ghiacciaio ), giunti a questo punto abbandonare il ghiacciaio e iniziare a salire su rocce rotte facili puntando sempre verso sinistra fino a raggiungere il centro del grosso sperone ( si può anche salire partendo direttamente dalla base dello sperone evitando il ghiacciaio ma questo tragitto a mio avviso è più laborioso e scomodo del precedente ). Adesso puntare l’evidente colletto a quota 3558 mt e portarsi sul filo di cresta risalendo un canale. Tenere il filo di cresta e superare un primo risalto attraversando a sinistra su neve per poi prendere una facile fessura di 3 grado. Rimanere sempre in cresta e puntando ad un evidente diedro ( Passaggio Gianotti ) superare alcuni facili risalti su bella roccia. Giunti alla base del diedro del passaggio Gianotti (chiodo con cordone) salire per alcuni metri al centro del diedro fino a raggiungere una piccola piazzola, da qui spostarsi a sinistra in placca e salire diritti puntando ad una grossa fessura 5+ (svariati chiodi non buoni ) sostare alla base della fessura ( un chiodo e un friend BD numero 2 ). Salire l’evidente fessura 4+ (svariati chiodi non buoni ) fino ad una grossa terrazza piena di comodi blocchi per sostare. Da qui salire prima su blocchi facili per poi prendere un diedro al centro della parete   ( un chiodo ). Salire il diedro fino ad un tettino, superarlo e uscire in placca verso sinistra su un piccolo fessurinio 5 sosta su friend.

IMG_0835Vista dall’alto delle placche del passaggio Gianotti
Salire su facili rocce rotte e terreno classico tenendo sempre il filo di cresta, fino ad arrivare alla base di un salto di roccia rossastra ( che porta all’imbocco delle cengia chiamata cravatta e alla base del passaggio Cretier) risalirlo al centro ( NON cercare di aggirare il salto a sinistra per un evidente cengia). Da qui salire su sfasciumi e portarsi al margine sinistro dell’evidente salto di roccia chiamato passaggio Cretier. Salire prima dritti puntando a due chiodi per poi spostarsi a destra e puntano la base dell’evidente diedro 4+ sosta su friend e chiodi. Salire l’evidente diedro di 4 grado fino a giungere una terrazza dove si fa sosta su due chiodi buoni. Da qui salire dritti puntando a destra di un di una grossa roccia sporgente 3 (sosta su friend) da qui risalire l’evidente diedro e superando uno strapiombetto e uscire in cresta 3+ sosta su un chiodo e friend. ATTENZIONE in queste due ultime lunghezze le difficoltà calano ma la qualità della roccia peggiora nettamente.
Da qui puntare al Pic Tyndall (dove ci si ricongiunge con la cresta del Leone) proseguendo su terreno facile con rocce rotte e sfasciumi molto friabili.

Discesa:La discesa si effettua sulla cresta del Leone la via normale Italiana.
In caso di problemi ci si può ricongiungere alla Cresta del Leone passando sulla grossa cengia chiamata “Cravatta” che taglia tutto il versante sud della testa del Pic Tyndall. Attenzione in caso di condizioni secche l’attraversata si effettua su sfasciumi molto instabili.

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La Cravatta

Note : Bellissimo itinerario classico di alta montagna, vario e in un ambiente molto selvaggio e magico quale la parete sud del Cervino. La consiglio a tutti coloro che ambiscono a misurarsi con una via più ricercata sulla Gran Becca. Non sottovalutate i passaggi Cretier e Gianotti che offrono una scalata classica ma di grande soddisfazione e non banale.

Relazione Cazzanelli François

Via Innocenzo Menabreaz

Via Innocenzo Menabreaz

“L’avventura per me è l’ignoto, il partire senza avere la certezza di riuscire a fare quella determinata salita. Preparazione e allenamento sono le premesse indispensabili per fare una certa via; però io la sogno, la concepisco e poi mi misuro con la natura”

Renato Casarotto ” Una Vita Tra Le Montagne”

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Questa frase scritta dal grande Renato Casarotto e presa dal libro di Goretta Traverso “Una Vita Tra Le Montagne” la voglio dedicare al mio caro amico Nicolò che dopo un estate di scalate e allenamenti è riuscito a portarsi a casa la sua prima via sulla parete sud del Cervino.

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Era da un po’ di tempo che volevo curiosare questo angolo del Cervino, così in questo pazzo mese di Novembre con clima estivo, ho deciso di provarci. Il team è presto fatto: io, Marco Farina ( il mio socio storico per le scalate sulla Becca) e Nicolò Bongiorno alla sua prima esperienza fuori dalle vie classiche sul Cervino.

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Ne è uscita  l’ennesima avventura su questa magica montagna a cui sono particolarmente legato. Il nostro piano era quello di salire questa via, che solca la parte sinistro delle Scudo del Pic Tyndall, per poi uscire e percorrere una parte della cresta “De Amicis” fino al cengione chiamato “Cravatta” dal quale ci saremmo ricongiunti alla Cresta del Leone per poi scendere.

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Siamo partiti alle 5.30 del mattino dal rifugio Oriondè e ci sono volute ben 19 ore no stop per ritornarci. Stupenda via in un ambiente fantastico  ma altrettanto severo, quando si esce dalla vie classiche sul Cervino nulla è scontato ne regalato. Ne approfitto per fare i complimenti al mio caro amico e collega Patrick Poletto e ad Hervé Barmasse per aver aperto questa via il 14 Agosto del 2000 ed averla dedicata alla famosa Guida Alpina del Società Guide del Cervino Innocenzo Menabreaz.

Pubblicherò a breve una relazione della via assieme a quella della cresta De Amicis ripetuta il 9 novembre assieme a Roger Bovard.

Cresta De Amicis

Cresta De Amicis

In queste stupende giornate autunnali non poteva mancare una puntatina rapida sulla Gran Becca. Ieri con il mio amico Roger Bovard abbiamo ripetuto in giornata la cresta De Amicis sulla parete sud del Cervino. Bellissima cresta in un ambiente unico e selvaggio, la consiglio vivamente a chiunque voglia misurarsi con qualcosa di più ricercato e diverso sul Cervino.

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Complimenti al mio socio che ha raggiunto per la prima volta la vetta della Gran Becca e per un itinerario per nulla scontato!

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A breve pubblicherò una relazione dettagliata della via che a mio avviso manca e può essere utile per i futuri ripetitori.IMG_0841