KIMSHUNG EXPEDITION 2015

KIMSHUNG EXPEDITION 2015

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 OBBIETTIVO


Kimshung 6781 mt versante sud – ovest Parco del Langtang – Nepal

Attempt of first ascent
D U R A T A 45 giorni.
PERIODO
Partenza 24 aprile | Primi di giugno. MEMBRI DELLA SPEDIZIONE Cazzanelli François , Corona Giampaolo. AGENZIA DI RIFERIMENTO Seven Summit Trek Expedition


DOVE


 

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Il Kimshung è una montagna invio-
lata, alta 6781 mt., situata nel mas-
siccio del Langtang in Nepal. Il mas-
siccio del Langtang si trova a nord di
Kathmandu ed è facilmente rag-
giungibile con un giorno di jeep e
tre giorni di trekking. Il campo base
dista solo 5 ore dall’ultimo villaggio,
Langtang a 3430 mt., ultimo punto
dove è possibile avere copertura te-
lefonica e recuperare al meglio dopo le giornate in quota. L’obbiettivo è quello di raggiungere la vetta, possibilmente in stile alpino, attraverso una serie di “goulotte” e canali di neve sulla parete sud-ovest. Per l’acclimatazione approfitteremo dei numerosi colli e vette adiacenti al campo base che dovrebbero permetterci di raggiungere agevolmente i 6000 metri, aiutando così la fase di adatta- mento. La decisione di provare con un team piccolo è stata una scelta difficile ma ponderata: con- frontarsi con un sistema più contemporaneo e leggero ci sembra la maniera più onesta per affronta- re questa ennesima sfida Himalayana.


 VISIBILITÀ MEDIATICA


L’intero tentativo alla cima verrà documentato mediante materiale fotografico e video, con particola- re attenzione alle popolazioni locali e ai momenti salienti della scalata. Periodicamente verrà aggior- nata la pagina Facebook ufficiale della spedizione con notizie in tempo reale, inviando degli sms at- traverso telefono satellitare. Inoltre sarà data la massima visibilità alla spedizione tramite i principali media di settore italiani ed esteri.

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Due Mesi di Kangch

Due Mesi di Kangch

cazzanelli_kangch_2014_4739 KANGCHENJUANGA EXPEDITION

Due Mesi di Kangch

Sembra sempre che il tempo voli, ma quando si è in attesa dell’occasione giusta per realizzare un sogno questo sembra fermarsi: così è stato per noi allo Yalung Base Camp 5400 m di quota. Questa montagna viene definita la “montagna dei valdostani”, infatti è stata fatta proprio da due guide valdostane la prima salita Italina. Il 3 marzo 1982 Innocenzo Menabreaz “Nio” Di Valtournenche e Oreste Squinobal di Gressoney arrivarono in vetta di questo colosso Himalayano. Quindi una motivazione in più per dare il meglio di noi. Il Kangch è una montagna immensa e complessa, non è mai banale ne scontato trovare la via giusta nei sui immensi seracchi. Inoltre nella parte finale i migliori alpinisti al mondo hanno sbagliato confondendosi nei numerosi canali che portano alla vetta, ma la beffa è che solo uno è quello veloce e sicuro per arrivare in cima.

IMG_3740Abbiamo lasciato l’Italia il 2 aprile e dopo solo quindici giorni siamo giunti al campo base, effettuando un trekking lunghissimo e selvaggio, con la stagione ancora in ritardo quindi con tantissima neve e un freddo che ci penetrava nelle ossa.

Siamo partiti subito forte aprendo, le danze sulla montagna, durante le prime due tappe di acclimamento siamo stati il team più attivo, quello che ha raggiunto la quota maggiore. Una sera purtroppo ci giunge un messaggio dal nostro meteorologo Victor Baia: 9 giorni di brutto, siamo in silenzio, nessuno parla, il dispiacere e il nervosismo sono sui volti di tutti: “che facciamo?” dopo un attimo di silenzio generale riprendiamo le carte, ricominciamo a ridere e scherzare è inutile fasciarsi la testa! Il nostro gruppo aveva già preso un brutto colpo a causa dell’abbandono del nostro “veterano” Franz Nicolini, costretto al rientro da problemi fisici e lavorativi.
Dopo 9 giorni di stop al base con tempo brutto decidiamo di rompere gli indugi e saliamo al campo 2: la neve è alta, il vento è forte, infatti le altre spedizioni non si muovono, siamo l’unico team sulla montagna, arriviamo al 2 con un vento che ci schiaccia a terra, ci infiliamo in tenda e con la solita routine facciamo acqua, mangiucchiamo qualcosina e ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo.

Durante la notte inizio ad avere caldo, sudo, ed esco dal sacco a pelo, com’è possibile avere caldo alle 2 di notte a 6900 m?! Mi accorgo di avere la febbre alta, chiamo Emrik che mi dà subito un paracetamolo ma non passa, la mattina devo scendere! La discesa non è stata facile, al campo base mi faccio visitare dal dottor Carlos Martinez, membro della spedizione spagnola, purtroppo mi trova una brutta infezione alla sinusite, inizio subito la cura con l’antibiotico e tanti anzi tantissimi fumenti! Nel frattempo è arrivata la notizia che dal 17 al 19 maggio è prevista una finestra di bel tempo, per provare la cima non c’è tempo da perdere bisogna guarire.


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La febbre sparisce e la sinusite va meglio, il 15 mattina finisco la cura e alle 6 dello stesso giorno partiamo dal base col coltello tra i denti, motivati e pronti a dare il massimo!

Ogni cosa procede come da programma e a metà pomeriggio siamo al due, ma

per complicarci un po’ la vita durante la notte si alza il vento e subito ci arriva un messaggio di Baia “Fermi tutti il giorno per la cima slitta di uno, il vento è ancora troppo forte”. Questa notizia ci preoccupa tutti: 24 ore fermi al campo due a 6900 m può essere devastante, a quelle quote si mangia e si beve poco così anche stando fermi il fisico si debilita. Le ore passano lente ci spostiamo tra dentro e fuori dalla tenda, le parole sono scarse, ognuno pensa per se, la tensione è alta, la nostra sfida col Kangch è iniziata: per ora lui è in vantaggio.

Il 17 maggio ci svegliamo immersi in una splendida giornata: il sole è alto e il cielo ci sembra blu come non mai. Alle 11 partiamo direzione campo tre, ogni volta cerchiamo di ridurre al minimo il materiale ma lo zaino pesa sempre, saliamo in un labirinto di seracchi e crepacci e alle 14.30 siamo arrivati a destinazione a 7200 m. Montiamo la nostra tenda mono telo e iniziamo a fare acqua, ma non riusciamo a mangiare niente e beviamo poco, qui la quota si fa sentire in tutte la sua violenza. IMG_3924Ci sistemiamo nella nostra tenda che è molto piccola, in tre siamo stretti, abbiamo un paio di materassini e niente sacco a pelo. Alle otto di sera chiamo Confortola che è nella tenda vicina col suo Sherpa Passang “Marco partiamo” “ok ci sono”, secondo il nostro piano io e il “Confort” saremmo stati i primi a muoverci. Esco dalla tenda la luna illumina lo Jannu e nel canale si vedono le pile delle spedizioni commerciali che salgono in fila una dietro l’altra. Mi emoziono, lo spettacolo mi lascia senza parole, saluto Marco e Emrik “Qui è bellissimo io vado ciao e decisi”. Non sento il freddo salgo regolare cercando di respirare il più possibile, arrivo alla base del canale dove mi superano un gruppo di alpinisti con l’ossigeno, tra me e me in quel momento li ho invidiati e non poco, la pendenza aumenta e inizio ad appoggiare la punta della picca sulla neve. Sono due ore che cammino e sento che qualcosa non va, inizio a faticare tantissimo il numero di passi che riesco ad inanellare consecutivamente cala di volta in volta, passato un tratto ripido salto sul margine del crepaccio terminale, l’altimetro segna 7500 m. circa.IMG_3766 Mi riposo un attimo e riparto, le mie sensazioni peggiorano sempre più mi sento stanco, debole, ad ogni passo devo fermarmi e le mie soste sono sempre più lunghe. È mezzanotte e mezza l’altimetro segna 7800 m. sono stravolto e inizio a perdere lucidità basta devo scendere. Mi appoggio alla neve sono sulle punte dei ramponi mi riposo scatto due foto e alcune immagini nel buio, nel frattempo arriva Marco: concentrato e motivato ha negli occhia solo la cima. Due parole veloci e riparte come un treno la sua energia mi lascia senza parole “attacca Marc!”.

Camandona Kangchenjunga

Marco Camandona in vetta al Kangchenjunga

Cinquanta metri sotto vedo una pila che si avvicina mi raggiunge è Emrik: non ha una bella cera, la faccia è provata, mi dice che ha freddissimo ai piedi e non li sente più! Ci guardiamo negli occhi e senza parlare capiamo che la nostra avventura al kangch finisce li, a metà canale a 7800 m. Iniziamo a scendere piano il pendio è ripido e richiede la massima attenzione. Arrivati al campo 3 abbiamo una spiacevole sorpresa: la nostra tenda è sparita, portata via dal vento, allora giù verso il due Emrik si è un po’ ripreso e a un passo decisamente più forte del mio. Arrivati al campo notiamo che ci è rimasta solo una bomboletta di gas e un materassino (avevamo portato tutto nella tenda volata via) che fare?! Decidiamo di lasciare tutto li per Marco che nel frattempo stava salendo verso la vetta. Allora giù e ancora giù, è una nottata fantastica la luna illumina tutte le montagne e crea uno spettacolo incredibile. Alle 5:30 del mattino siamo al campo base, svegliamo subito Biman, il nostro cuoco, come gli ubriachi che rientrano da una serata ci facciamo preparare un piatto di pasta gigantesco. Finito ci buttiamo nei nostri sacchi a pelo e dormiamo tutto il giorno. La sera ci arriva una chiamata di Marco via radio “Sono al due, ho fatto la cima” però non riusciamo a rispondergli. La mattina dopo decido di andare incontro ai nostri soci con un po’ di coca cola e acqua gasata, a quelle quote entrambe sono oro. Al campo 1 trovo Marco stanco ma felicissimo per la cima, dopo un ora arriva anche “Confort” è stanco, un po’ amareggiato ha dovuto rinunciare alla vetta a 8300 m. circa per il freddo. La sera siamo tutti assieme al base l’indomani iniziamo a preparare i nostri bidoni, è arrivato il momento di tornare a casa! Il 21 iniziamo il ritorno: siamo tutti provati più che un trekking sembra la ritirata di Russia ma siamo felici di ritornare dai nostri cari, due mesi sono lunghi e adesso siamo stufi e finalmente la mattina del 30 maggio atterriamo a Milano.

Il Kangch mi ha dato molto, è stata una grande avventura. Sinceramente anche non toccando la cima sono molto soddisfatto perché ho capito che il mio fisico si adatta bene all’alta quota, questo è un aspetto assai importante che mi dà ancora più motivazioni per le prossime spedizioni. Sono felice per Marco che ha raggiunto la vetta del suo sesto ottomila dando una grande prova di carattere e determinazione, ma in fondo la sua vittoria è un po’ quella dell’intero gruppo che fino alla fine è stato unito e affiatato. Torno a casa stanco ma felice e con la certezza che prima o poi ritornerò su questa montagna per arrivarvi in cima!!!!

Ringrazio i miei compagni di spedizione che mi hanno trasmesso tanto e tutti i miei sponsor che mi hanno permesso di vivere questa fantastica esperienza.

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Colgo l’occasione per ringraziare il Colonello Marco Mosso, il Colonello Remo Armano, il Luogotenente Ettore Taufer e tutto il Centro Sportivo Esercito di Courmayeur.

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Spedizione Valdostana 2014 02-04-2014 // 30-05-2014

• Emrik Favre

• Marco Camandona

• Marco Confortola

• François Cazzanelli

• Franco Nicolini

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Sulla via del ritorno

Sulla via del ritorno

_DSC3694 2014-05-29 – Giovedì Kathmandu Sono in albergo, sono le 06.00 e sono già in piedi, ancora seguo i ritmi del sole e il caldo della città mi rende difficile dormire. I letti li ha scelti Emrik e sarà un caso ma dal mio lato le tende non fanno il loro lavoro e un fascio di luce sbatte proprio sul mio cuscino. Sono nel letto e fa già troppo caldo; è presto, troppo presto anche per la colazione. Allungo la mano e dal comò prendo il mio diario e la penna. Oggi è l’ultimo giorno qui in nepal, la spedizione valdostana al Kangchenjunga 2014 è giunta alla fine. Corro su e giù per thamel la lista dei regali sembra più lunga delle corde che usiamo per scalare, “ma quanti parenti ho?” CONTINUA… _DSC3686

Proiezione 14 Febbraio

Proiezione 14 Febbraio

volantino-francoisSiete tutti invitati il giorno 14-02-2014 al ristorante Alpage di Cervinia!

Dove proietterò il film “Passione Amore – Il Mestiere della Montagna” nel quale sono protagonista di tre avventure passate in montagna con i miei compagni di scalata tra il 2012 e 2013. Ricordatevi di prenotare!

Vi aspetto numerosi!

Scarica la locandina QUI

per informazioni e prenotazioni:

+393348094201

info@alpage-cervinia.com

Per adesso posso solo rimandarvi al trailer del film:

 

Spigolo Dei Fiori

Spigolo Dei Fiori

Spigolo dei Fiori Cervino parete sud

Bellissima via d’ambiente. Lunga e con difficoltà costanti. Roccia da discreta a buona, con qualche tratto più friabile. 14/07/1970 Guido Machetto,Carmelo Di Pietro, Leo Cerruti, Gianni Calcagno.Avvicinamento dal rif. Oriondé (2800) seguendo il sentiero verso Plan Maison. Quando questo inizia a scendere si segue la spalla della morena verso il Cervino fino al suo termine. Con percorso non obbligato si attraversa verso est fino al conoide nevoso scaturito dal canale sotto al Picco Muzio. Lo si risale sul bordo sx  fin sotto la parete (3300m circa), dove inizia l’ascensione, e si prende poi un canale ascendente verso sx per arrivare ad un sistema di cenge che facilmente portano fino all’attacco vero e proprio della via a quota 3650m circa.

Si tratta di 10 lunghezze di difficoltà omogenea, che seguono i punti più deboli della parete. Soste a chiodi (con spezzoni marci e senza maillon rapide). 4 chiodi di progressione ed 1 friend incastrato in tutta la via. Necessaria una serie di friend fino al 2 Camalot, una scelta di chiodi a lama e martello, eventualmente una serie di nuts. Fettucce e rinvii per allungare le protezioni, poiché ci sono molti angoli e attriti. Arrivo a q. 4000m.

L1: V+ (1 chiodo)(tiro delicato per la roccia e la difficoltà),

L2: IV (2 chiodi),

L3: III,

L4: V (2 chiodoni)(soste a chiodi o a spit vicine, tiro bello),

L5: V (friend incastrato, tiro molto bello),

L6: IV (la via incrocia “Padre Pio prega per tutti”),

L7: IV,

L8: IV (va prima a sx e poi a dx, sosta brutta e scomoda),

L9: V+,

L10: IV (sosta su spit e chiodo)

19 doppie fino alla base su “Padre Pio prega per tutti”, spittate e con maillon rapide, molto lineari e comode.

Foto e Relazione di Roberto Ferraris

Fatta il 15.10.2010 con Roberto Ferrarise, Marco Farina/Thomas Meynet in 6h30’ dall’Oriondé.

Una salita da non perdere in un ambiente straordinario. Arrampicare sulla sud del Cervino è sempre un emozione unica, si è in un ambiente di alta montagna ma grazie al sole che irraggia la parete sin dalle prime luci dell’alba tutto sembra più caloroso. Una vi classica da non perdere!!